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Un videogioco online per salvare le tartarughe del deserto

Inserito da il 31 maggio 2017 – 21:10   
Un videogioco online per salvare le tartarughe del deserto

A febbraio del 2016 parlammo del progetto futuristico per la salvaguardia delle tartarughe “Gopherus agassizii del deserto del Mojave presentato da “Hardshell Labs” e “Autodesk”.

Quel progetto, che prevedeva il posizionamento di vari gusci realizzati con stampa 3D cosparsi di una sostanza sgradevole ai corvi e quindi atto a rieducare questi predatori a non cacciare le tartarughe, è stato in breve tempo perfezionato e ci si appresta a renderlo anche iterativo.

Infatti, durante una cena tra amici, l’ex-biologo Tim Shields (co-fondatore di “Hardshell Labs”) colse al volo la battuta fatta da Pete Bitar, esperto di laser: «Ti immagini un videogioco in cui devi scacciare i piccioni dai cornicioni, senza nuocergli, attraverso un raggio? Sarebbe fantastico!»

Ed è così che è stato realizzato il primo prototipo di jeep pilotata via web e con su montata una telecamera capace di inviare le immagini ad uno schermo posto a distanza.
«Non risponde ancora bene ai comandi in remoto ma già solo avvicinandosi lentamente alle tartarughe sotto attacco, riesce a far volare via i corvi» afferma Roy Haggard, consulente hardware che ha lavorato al lander per la missione Nasa Mars 2020“.

La missione finale è quella di creare una piattaforma online dove chiunque, da ogni parte del mondo, possa pilotare uno di questi rover per allontanare, grazie ad un raggio laser, i corvi (o altri predatori) dalle tartarughe del deserto: un vero e proprio videogioco insomma!

«Siamo partiti da queste tartarughe poichè le abbiamo studiate per tanti anni e conosciamo bene le loro abitudini ed i loro principali predatori. Ma se riuscissimo ad applicare questo sistema anche per altre specie a rischio estinzione, se si pensa che ogni settimana le ore totali passate a giocare ai videogiochi sono all’incirca 3 miliardi, si potrebbe creare un’attività per a salvaguardia senza precedenti» queste le parole di Michael Austin, altro fondatore di “Hardshell Labs”.