Abstract
La poliembrionia, ovvero lo sviluppo di due o più embrioni a partire da un singolo uovo fecondato, è un fenomeno dello sviluppo eccezionalmente raro nei rettili e viene generalmente documentato attraverso casi isolati di gemellaggio monozigotico. Le evidenze relative alla presenza di tre embrioni nei cheloni sono particolarmente scarse e, in precedenza, erano state riportate esclusivamente in condizioni controllate o di allevamento.
In questo studio viene descritto un caso eccezionale di tre embrioni poliembrionici rinvenuti in un nido naturale di tartaruga verde (Chelonia mydas) nella penisola di Guanahacabibes, Cuba. Si tratta di uno dei soli due casi confermati di triplette nei cheloni e del primo documentato in condizioni di incubazione naturale all’interno di un nido di tartaruga marina.
Il nido ha raggiunto un successo di schiusa del 91,6% e una normale vitalità dei neonati. Undici uova non si sono schiuse e tre di queste contenevano embrioni con malformazioni congenite, tra cui una configurazione poliembrionica tripla. Le analisi morfologiche, lo stadio di sviluppo e l’esame del sacco vitellino hanno evidenziato tre embrioni collegati a un’unica massa continua di tuorlo, ciascuno dotato di una propria rete vascolare vitellina indipendente, risultato compatibile con un’origine monozigotica.
La marcata asimmetria nello sviluppo e le malformazioni cranio-facciali osservate in uno dei tre embrioni sono compatibili con una disponibilità limitata di risorse e con una competizione asimmetrica tra fratelli all’interno dello stesso ambiente vitellino. L’analisi istologica dei tessuti urogenitali ha inoltre identificato gonadi di tipo ovarico in tutti e tre gli embrioni, coerentemente con il rapporto tra i sessi fortemente sbilanciato verso le femmine atteso a temperature di incubazione più elevate.
I risultati forniscono solide evidenze di poliembrionia in condizioni naturali e mettono in luce i limiti dello sviluppo associati alla presenza di più embrioni nello stesso uovo, sottolineando al tempo stesso l’importanza del monitoraggio a lungo termine dei nidi per individuare eventi embriologici estremamente rari.
Sviluppo dello studio
La poliembrionia consiste nello sviluppo di più embrioni a partire da un singolo uovo fecondato e, nei vertebrati, rappresenta generalmente un evento sporadico piuttosto che una normale strategia riproduttiva. Nei rettili è stata osservata soprattutto sotto forma di gemelli monozigotici, mentre la presenza di tre embrioni è estremamente rara. Prima di questo studio, gli autori individuavano un solo caso confermato di triplette nei cheloni, relativo alla tartaruga d’acqua dolce Podocnemis unifilis in condizioni gestite. Mancavano invece evidenze di triplette sviluppatesi naturalmente in un nido di tartaruga marina.
La scoperta è avvenuta all’interno di un programma di monitoraggio a lungo termine della tartaruga verde nella penisola di Guanahacabibes, a Cuba. Il nido è stato seguito fino alla normale emersione dei piccoli e successivamente scavato il 23 agosto 2025, dopo circa 60 giorni di incubazione. Dei 131 uova deposte, 120 hanno completato lo sviluppo e si sono schiuse, corrispondenti a un successo di schiusa del 91,6%. Le restanti 11 uova non si sono schiuse: otto non presentavano evidenze di sviluppo embrionale, mentre tre contenevano embrioni morti.
Il nido si trovava a 3,5 metri dalla linea di alta marea ed era completamente esposto, senza ombreggiamento. La temperatura media registrata in un nido vicino, utilizzato come riferimento termico, era di 31,87 ± 1,03 °C. Quindici neonati sono stati inoltre esaminati durante l’emersione naturale e sottoposti a misurazioni morfometriche e test di vitalità. Il tempo medio necessario per raddrizzarsi dopo essere stati posti sul dorso era di 2,1 secondi, mentre la distanza media percorsa nel test locomotorio era di 6,9 metri al minuto, valori indicativi di una normale vitalità dei piccoli.
L’apertura delle tre uova contenenti embrioni ha rivelato tre situazioni differenti. L’uovo A conteneva un singolo embrione, caratterizzato dalla presenza di scuti vertebrali soprannumerari sul carapace. L’uovo B conteneva due embrioni collegati alla stessa massa continua di tuorlo. L’uovo C, il reperto più eccezionale, conteneva invece tre embrioni associati a un’unica massa vitellina. Nessuno dei tre presentava fusione corporea o strutture anatomiche condivise: ciascuno possedeva un proprio asse corporeo e un’organogenesi distinta.
L’elemento che ha permesso di interpretare il fenomeno come vera poliembrionia è stato l’esame del sistema vascolare del sacco vitellino. I tre embrioni dell’uovo C possedevano infatti tre reti vascolari vitelline indipendenti, ciascuna originata dall’asse di un diverso embrione e caratterizzata da un proprio schema di ramificazione sulla superficie del tuorlo. La presenza di queste reti separate, associate a un’unica massa vitellina, è compatibile con una separazione precoce dell’embrione e permette di distinguere il fenomeno dalla semplice presenza di più tuorli o da altre anomalie dell’uovo.
I tre embrioni non erano però sviluppati allo stesso modo. C1 e C2 si trovavano entrambi allo stadio 28 e presentavano dimensioni e masse simili, rispettivamente 14,2 e 15,1 grammi. C3 era invece allo stadio 27 e aveva una massa di appena 5,6 grammi. Quest’ultimo presentava anche diverse anomalie cranio-facciali: microcefalia, anoftalmia dell’occhio sinistro, macroftalmia dell’occhio destro e ipoplasia mandibolare. Tutti e tre mostravano inoltre un numero soprannumerario di scuti vertebrali.
La forte differenza di sviluppo tra i tre embrioni può essere interpretata alla luce delle risorse disponibili all’interno dell’uovo. In una situazione normale, il tuorlo rappresenta la principale riserva energetica per un singolo embrione. Quando due o tre embrioni condividono la stessa massa vitellina, devono invece competere per una quantità finita di risorse. Secondo gli autori, questa limitazione può favorire una competizione asimmetrica, determinando differenze nella crescita e aumentando la probabilità di malformazioni negli embrioni che riescono ad accedere a una quantità minore di risorse.
La rarità del fenomeno emerge anche dal confronto con la letteratura disponibile. La poliembrionia nelle tartarughe marine è generalmente documentata a frequenze inferiori allo 0,1%, mentre per la tartaruga verde la maggior parte delle stime disponibili rimane al di sotto dello 0,08%. Nel sito di Guanahacabibes, dal 1998 era stato documentato un solo precedente caso di embrioni gemelli. Il nido analizzato rappresenta quindi il secondo episodio di poliembrionia registrato in questa popolazione e il primo caso di triplette.
Un’altra questione affrontata dagli autori riguarda l’origine del fenomeno. La presenza di tre embrioni non viene interpretata come una strategia riproduttiva adattativa, ma come un evento accidentale legato a una separazione anomala dell’embrione durante le prime fasi dello sviluppo. L’assenza di strutture corporee condivise e la presenza di tre sistemi vascolari distinti sostengono l’ipotesi di una separazione precoce. Gli autori ritengono quindi plausibile che il processo sia avvenuto prima della deposizione dell’uovo.
Particolarmente interessante è anche il risultato dell’analisi istologica del sesso. Tutti e tre gli embrioni dell’uovo C presentavano gonadi di tipo ovarico e sono quindi stati identificati come femmine. Questo risultato è coerente con le condizioni termiche della popolazione di Guanahacabibes, dove le temperature dei nidi superano normalmente i 30 °C e la produzione di femmine può superare il 90%. La temperatura, tuttavia, non viene considerata dagli autori come la causa dell’evento di poliembrionia: il processo di separazione embrionale sarebbe avvenuto troppo precocemente perché le condizioni termiche osservate durante l’incubazione possano averlo determinato.
È significativo, infine, che la presenza di embrioni gemelli e tripli non abbia compromesso la vitalità complessiva del nido. Il successo di schiusa del 91,6% è risultato comparabile ai valori precedentemente registrati a Guanahacabibes e i neonati esaminati hanno mostrato normali prestazioni motorie. L’evento eccezionale è quindi rimasto circoscritto a una piccola parte delle uova, senza tradursi in una riduzione generale della capacità del nido di produrre piccoli vitali.
Conclusioni
Lo studio documenta un evento estremamente raro nella biologia riproduttiva dei cheloni: tre embrioni sviluppatisi all’interno dello stesso uovo di una tartaruga verde selvatica. La presenza di reti vascolari vitelline indipendenti fornisce una forte evidenza di una separazione precoce dell’embrione e sostiene l’interpretazione del caso come poliembrionia monozigotica. L’analisi istologica ha inoltre permesso, per la prima volta in questo particolare contesto, di determinare direttamente il sesso degli embrioni poliembrionici di una tartaruga marina.
Il caso evidenzia soprattutto i limiti dello sviluppo quando più embrioni devono condividere le risorse di un singolo uovo. La marcata differenza di dimensioni e le anomalie osservate nell’embrione C3 sono compatibili con una disponibilità asimmetrica di risorse durante lo sviluppo, mentre l’elevata vitalità complessiva del nido dimostra che un evento così raro può verificarsi senza compromettere il successo riproduttivo generale.
Il valore della scoperta va però oltre la sua eccezionalità. Un fenomeno che avviene con una frequenza estremamente bassa può essere documentato soltanto attraverso programmi di monitoraggio continuativi, nei quali anche le uova che non si schiudono vengono esaminate. Il monitoraggio a lungo termine permette così di trasformare anomalie apparentemente isolate in informazioni utili per comprendere i limiti dello sviluppo embrionale e la variabilità naturale delle popolazioni selvatiche.




