La Palude di Torre Flavia torna al centro dell’attenzione per un fenomeno sempre più preoccupante: la presenza di tartarughe azzannatrici. Nel giro di pochi giorni, infatti, nell’area naturale protetta del litorale romano sono stati recuperati due esemplari appartenenti alla specie Chelydra serpentina, una testuggine d’acqua dolce originaria del Nord America e completamente estranea agli ecosistemi europei.
Il secondo ritrovamento è avvenuto lungo uno dei sentieri della riserva, dove l’animale è stato individuato da volontari e guardie ambientali. L’esemplare è stato poi recuperato e affidato ai Carabinieri del Comando di Civitavecchia (RM), che lo hanno trasferito presso un centro autorizzato per la gestione di animali esotici potenzialmente pericolosi.
Si tratta del secondo recupero in pochi giorni nella stessa area, un dato che ha portato alcuni osservatori locali a parlare di un vero e proprio record recente per la riserva.
Il caso dopo il recupero dei giorni scorsi
Solo pochi giorni prima, un altro esemplare della stessa specie era stato catturato nelle acque della palude, come già raccontato su Tartapedia. Anche in quel caso si trattava di una Chelydra serpentina, una specie aliena predatrice caratterizzata da un morso potente e da una dieta opportunista che include pesci, anfibi e altri piccoli vertebrati.
La presenza di questi animali in un’area naturale protetta come la Palude di Torre Flavia è particolarmente problematica. Questa zona umida costiera, istituita come monumento naturale nel 1997, rappresenta uno degli ultimi residui degli antichi ambienti palustri del litorale romano ed è un importante rifugio per numerose specie di fauna selvatica.
L’introduzione di predatori esotici può quindi alterare gli equilibri ecologici di un habitat già fragile.
Una specie vietata in Italia
La testuggine azzannatrice non è soltanto una specie aliena: in Italia la sua detenzione e il commercio sono vietati dal 1996, proprio perché può rappresentare un rischio per l’incolumità pubblica e per gli ecosistemi naturali.
Nonostante questo divieto, esemplari giovani continuano talvolta a essere acquistati sottobanco nel mercato degli animali esotici e poi abbandonati in natura quando diventano troppo grandi o difficili da gestire. Questo fenomeno è considerato la causa più probabile dei ritrovamenti avvenuti nella palude.
Un fenomeno più ampio nel Lazio
Il caso di Torre Flavia non è isolato. Negli ultimi anni nel Lazio sono stati segnalati diversi ritrovamenti di tartarughe azzannatrici, tra cui alcuni episodi tra Capena, Morlupo e altre località a nord di Roma.
A questi si aggiungono sporadici ritrovamenti di un’altra specie nordamericana ancora più grande e imponente, la Macrochelys temminckii, anch’essa vietata e liberata illegalmente in natura.
La comparsa ravvicinata di più esemplari nella stessa area potrebbe quindi indicare ripetuti abbandoni di animali esotici, un fenomeno che continua a rappresentare una minaccia concreta per gli ecosistemi italiani.




