10 dicembre 2019 - novenoved

Luci a LED sulle reti da pesca per salvare tartarughe e delfini

Una ricerca condotta dall’Università di Exeter (Devon, Inghilterra) e dall’organizzazione peruviana per la conservazione “ProDelphinus” ha dimostrato che, posizionando delle luci a LED lungo la parte superiore galleggiante delle reti da posta, si riesce a ridurre di oltre il 66% la cattura accidentale di piccoli cetacei ed addirittura di oltre il 75% quella delle tartarughe marine.

Lo studio ha esaminato la pesca su piccola scala effettuata dalle imbarcazioni in partenza da tre diversi porti del Perù dal 2015 al 2018, supportando con brillanti risultati l’ipotesi che tali luci non influiscono negativamente sulla cattura dei pesci.

«La pesca con questo tipo di reti presenta spesso alti tassi di catture accidentali di specie marine minacciate come le tartarughe marine, i delfini e gli uccelli marini» ha dichiarato l’italiana Alessandra Bielli, che ha effettuato le analisi relative a questo studio durante il suo Master di Ricerca presso il Centre for Ecology and Conservation dell’Università di Exeter.

I ricercatori hanno posizionato una luce ogni 10 metri lungo il bordo galleggiante di 864 reti da posta, accoppiando ciascuna di esse con una rete senza illuminazione, per poi confrontare i risultati.

«L’enorme riduzione delle catture di tartarughe marine e cetacei nelle reti illuminate, mostra come questa tecnica semplice e relativamente economica potrebbe aiutare tali animali e, allo stesso tempo, consentire di pescare in modo più sostenibile. Visto il successo avuto, speriamo che anche altre attività di pesca con problemi di catture accidentali proveranno ad illuminare le loro reti da pesca» ha dichiarato il Dr. Jeffrey Mangel, della ONG “ProDelphinus“.

La maggior parte delle tartarughe catturate durante lo studio appartenevano alla specie Chelonia mydas (ben l’86%), mentre le restanti alle specie Caretta carettaLepidochelys olivacea. Tra i piccoli cetacei catturati, il 47% erano delfini comuni a becco lungo (Delphinus capensis), il 26% erano lagenorinchi scuri (Lagenorhynchus obscurus) ed il 24% erano focene spinipinne (Phocoena spinipinnis).

L’articolo, pubblicato sulla rivista “Biological Conservation“, è intitolato: “An illuminating idea to reduce bycatch in the Peruvian small-scale gillnet fishery“.