Si chiude la stagione 2026 di Caretta caretta nell’arcipelago delle Pelagie. A Lampedusa protetti 14 nidi, mentre a Linosa un solo nido ha prodotto 29 piccoli arrivati al mare, in un’estate segnata da temperature eccezionalmente elevate.
Sessanta notti sulla Spiaggia dei Conigli
La stagione riproduttiva di Caretta caretta si è conclusa anche a Lampedusa, dove la Spiaggia dei Conigli ha ospitato quest’anno 14 nidi, per un totale di 1.244 uova deposte.
Da queste deposizioni sono nate 952 tartarughine, che hanno raggiunto il mare in sicurezza. Numeri che raccontano il lavoro svolto per tutta la stagione dalla Riserva Naturale dell’Isola di Lampedusa, gestita da Legambiente Sicilia, nell’ambito del programma di monitoraggio autorizzato dal Ministero dell’Ambiente e da ISPRA.
Per circa sessanta notti volontari e operatori hanno seguito la spiaggia, alternando monitoraggio, sorveglianza e gestione delle emergenze legate alle schiuse. Un’attività che non termina con l’uscita dell’ultimo nidiaceo: per tutto il prossimo mese continuerà infatti il presidio dell’area, con l’obiettivo di favorire una fruizione compatibile con la presenza della fauna e tutelare l’habitat.
A Linosa, una schiusa condizionata dal caldo estremo
Anche l’altra grande isola delle Pelagie ha ospitato quest’anno una nidificazione.
Sulla spiaggia della Pozzolana di Ponente, a Linosa, un nido è stato monitorato per tutto il periodo di incubazione dall’associazione Aethusa Conservation, in collaborazione con il Dipartimento STEBICEF dell’Università degli Studi di Palermo.
Il risultato finale è stato però molto più contenuto rispetto alle aspettative: solo 29 tartarughine sono riuscite a raggiungere il mare.
Secondo Irene Cambera, presidente di Aethusa Conservation, a incidere sul successo della schiusa sono state anche le condizioni climatiche eccezionali delle ultime settimane. L’ondata di calore e le temperature particolarmente elevate hanno infatti sottoposto le uova a condizioni molto diverse da quelle normalmente attese durante l’incubazione.
Il dato non rappresenta soltanto un risultato riproduttivo da registrare. È anche un elemento di studio: comprendere come le temperature estreme influenzino lo sviluppo embrionale e il successo della schiusa può fornire informazioni preziose per migliorare le strategie di tutela delle future nidificazioni.
Un anno diverso dai precedenti
Per comprendere il significato della stagione 2026 è utile guardare agli ultimi anni.
A Lampedusa, i 14 nidi di quest’anno rappresentano un dato inferiore al record raggiunto nel 2025, quando le deposizioni erano state ben 20. Nel 2024 erano stati individuati 15 nidi, mentre nel 2023 erano stati 16.
Anche il numero di piccoli arrivati al mare segue quindi un andamento che non può essere interpretato semplicemente contando le deposizioni: nel 2025, dalla sola Lampedusa, erano state oltre 1.500 le tartarughine riuscite a raggiungere il mare; nel 2024 erano state oltre 930 e nel 2023 quasi 1.100.
Linosa presenta invece una dinamica differente.
Dopo l’assenza di nidi nel 2023, l’isola aveva registrato una sola nidificazione nel 2024. Nel 2025, proprio insieme a Lampedusa, aveva raggiunto il proprio massimo recente con cinque nidi. Nel 2026 il dato torna a una sola deposizione.
Numeri così variabili da una stagione all’altra mostrano quanto la nidificazione di Caretta caretta possa cambiare nello spazio e nel tempo, anche all’interno dello stesso arcipelago.
Non solo il numero dei nidi
Un bilancio della stagione non può quindi limitarsi a stabilire se i nidi siano aumentati o diminuiti.
Ogni deposizione attraversa infatti una fase di incubazione durante la quale temperatura, condizioni della sabbia, umidità e altri fattori ambientali possono influenzare lo sviluppo delle uova e il successivo successo della schiusa.
Il caso di Linosa è particolarmente interessante proprio per questo. Un singolo nido, seguito per tutta la sua incubazione, ha restituito un dato apparentemente basso, ma allo stesso tempo ha offerto l’opportunità di raccogliere informazioni su ciò che può accadere quando le temperature raggiungono valori eccezionali.
In un contesto climatico nel quale le ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti e intense, osservare e documentare queste variazioni significa anche costruire una base di conoscenze utile per la conservazione futura della specie.
Due isole, una stessa sfida
Lampedusa e Linosa raccontano dunque due aspetti diversi della stessa stagione.
Da una parte, una delle spiagge più importanti dell’arcipelago ha concluso il 2026 con 14 nidi e 952 piccoli arrivati al mare. Dall’altra, un’unica deposizione ha prodotto soltanto 29 nidiacei, ma ha fornito un’importante occasione per studiare gli effetti delle temperature estreme sull’incubazione.
In entrambi i casi, dietro ai numeri c’è un lavoro fatto di presenza costante, monitoraggio e interventi mirati. E c’è soprattutto una rete di persone che per settimane ha seguito ciò che accadeva sotto la sabbia, spesso durante la notte, quando le tartarughe scelgono di tornare sulla terraferma per deporre.
La stagione delle nidificazioni 2026 nelle Pelagie può quindi considerarsi conclusa. Ma il lavoro di tutela non finisce con l’ultima schiusa.
A Lampedusa il presidio della Spiaggia dei Conigli proseguirà ancora per settimane. A Linosa, intanto, i dati raccolti durante l’incubazione del nido contribuiranno a comprendere meglio come una specie strettamente legata alle condizioni ambientali possa rispondere a un clima sempre più estremo.
Perché ogni nido non rappresenta soltanto una nuova generazione di tartarughe.
È anche un’occasione per capire come proteggerla.
Credit foto in evidenza: Chiara Fumagalli




