Prima mascherina chirurgica rinvenuta nello stomaco di una tartaruga marina

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Nell’estate 2021, al largo della costa nord-orientale del Giappone, una giovane Chelonia mydas è stata catturata per sbaglio in una rete da pesca. Durante la sua permanenza presso il centro di recupero, esattamente il 10 agosto 2021, l’esemplare ha defecato frammenti di legno, cirripedi a stelo ed addirittura una maschera facciale usa e getta.

In questa regione le tartarughe marine catturate sono regolarmente monitorate da 15 anni e prima della pandemia di Covid-19 non erano mai stata riscontrata l’ingestione di mascherine e dunque questa rappresenta proprio la prima prova dell’impatto diretto della pandemia su questi rettili e sul mare.

I ricercatori hanno condotto un’analisi chimica sia della maschera ritrovata e sia di altre cinque di diversi marchi comuni nei negozi. Tutte erano composte da polipropilene, una plastica a bassa densità che non galleggia. Sebbene sia una misura protettiva ampiamente utilizzata contro il virus che causa il Covid-19, tale plastica contiene additivi che alterano il sistema endocrino e che possono filtrare nel fluido digestivo degli organismi marini che li consumano accidentalmente.

«L’esposizione degli organismi marini che ingeriscono i rifiuti dei DPI alle sostanze chimiche e la conseguente interruzione del sistema endocrino sono motivo di ulteriore preoccupazione», ha affermato Hideshige Takada, professore del “Laboratory of Organic Geochemistry” dell’Università di Tokyo. «Dobbiamo studiare urgentemente le conseguenze ecotossicologiche dell’ingestione di DPI. Come azione precauzionale, è necessario stabilire adeguati sistemi di gestione dei rifiuti per impedire l’ingresso di DPI nell’ambiente e l’uso di additivi più sicuri per gli stessi DPI».

Lo studio condotto dai ricercatori della LOG e pubblicato lo scorso febbraio nel “Marine Pollution Bulletin” indica come i cambiamenti dell’uomo durante la pandemia stiano cominciando ad influenzare anche la vita marina. Il loro invito è quello di fare eco contro l’uso della plastica monouso, nonchè degli additivi che silenziosamente provocano ulteriori danni.

 

 

Fonte: www.sciencedirect.com

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