Raro fossile di tartaruga marina trovato nel pilastro di una chiesa demolita

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Lo scultore Paul Deans, all’interno dei resti della “Oxford Terrace Baptist Church” demolita nel 2011 a seguito dei terremoti che colpirono la regione neozelandese di Canterbury, ha scoperto il fossile di una tartaruga gigante vissuta circa 35 milioni di anni fa.

La storica chiesa edificata tra il 1881 ed il 1882 nel centro di Christchurch è stata ricostruita ed inaugurata nel giorno di Natale del 2017. I vecchi pilastri sono stati consegnati lo scorso anno allo scultore, per farli sezionare e rinforzare e per poi reintegrarli nel nuovo edificio.

E’ stato allora che Paul ha scoperto che all’interno di uno di essi era presente un fossile, consegnandolo così al “Canterbury Museum” per l’identificazione. Lì il Dr. Paul Scofield, curatore di storia naturale del museo, lo ha studiato ed è arrivato alla conclusione che quei resti appartengono ad una antica specie di tartaruga ancora senza nome.

Uno dei costruttori della chiesa, nel 1880 donò a questo stesso museo un altro fossile simile rinvenuto in un blocco calcareo di Oamaru. Il Dr. Scofield crede che entrambi i fossili siano stati estratti dalla stessa cava e che addirittura potrebbero appartenere allo stesso esemplare, dato che ognuno di essi possiede metà piastrone, oltre ad altre ossa.

«E’ davvero molto raro rinvenire fossili di tartaruga in Nuova Zelanda. Non si conoscono altri resti rinvenuti in quella cava negli ultimi 150 anni. Questo fossile sarebbe andato perso per sempre, se non fosse stato individuato da Paul Deans. Siamo molto grati a lui» ha dichiarato Scofield.

Nei prossimi mesi saranno intraprese ulteriori ricerche, tra cui l’esame dei micro-fossili che circondano i fossili della tartaruga, in modo da chiarire se realmente si tratta dello stesso esemplare. Si pensa che questa tartaruga fosse marina, probabilmente di dimensioni simili alla odierna Dermochelys coriacea, e che sia vissuta nell’Oligocene, dunque quando gran parte della Nuova Zelanda era sommersa da mari poco profondi e caldi.

 

 

Fonte info e foto: www.canterburymuseum.com

 

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