L’11 ottobre 2026, sulla spiaggia di Ghedhabna, nel governatorato tunisino di Mahdia, è stata confermata una nuova nidificazione di tartaruga verde (Chelonia mydas). L’evento è stato documentato grazie alla collaborazione tra il gruppo di ricerca dell’Institut National des Sciences et Technologies de la Mer (INSTM), coordinato dalla ricercatrice Olfa Chaieb, l’associazione ambientalista Notre Grand Bleu e alcuni residenti locali. Si tratta del secondo episodio di nidificazione noto per la specie in Tunisia, dopo quello verificatosi nell’estate del 2019 a Rejiche, sempre lungo la costa di Mahdia. Quella prima segnalazione, pubblicata successivamente sulla rivista MedTurtle Bulletin, aveva già rappresentato un dato biogeografico di rilievo: fino ad allora, il nido tunisino costituiva il record di nidificazione più occidentale conosciuto per la tartaruga verde nel Mediterraneo. Il monitoraggio avviato dopo la scoperta permise di documentare la schiusa il 12 ottobre 2019: su 110 uova, 60 piccoli raggiunsero il mare, mentre l’analisi del nido evidenziò un successo di schiusa del 54,5%. La nuova osservazione a Ghedhabna rende quindi ancora più importante capire se la costa tunisina rappresenti soltanto una destinazione occasionale per singole femmine oppure un’area riproduttiva finora sottostimata.
Nel Mediterraneo, la nidificazione della tartaruga verde si concentra prevalentemente nel bacino orientale, con importanti aree riproduttive in Turchia, Cipro e nella di costa del Levante. La comparsa di nidi più a ovest solleva interrogativi sulla distribuzione della specie e sui processi che possono favorire l’utilizzo di nuove spiagge. Un contributo significativo arriva da uno studio genetico pubblicato nel 2025, dedicato all’espansione incipiente dell’areale riproduttivo della tartaruga verde nel Mediterraneo: l’analisi ha attribuito alla Regional Management Unit dell’Atlantico meridionale l’origine del nido tunisino incluso nello studio, distinguendolo da quelli esaminati a Creta, riconducibili alla popolazione mediterranea. Il risultato suggerisce che almeno alcuni episodi riproduttivi in aree nuove possano coinvolgere individui provenienti da popolazioni esterne al bacino mediterraneo. Non è però ancora possibile stabilire se il caso di Ghedhabna sia legato allo stesso fenomeno, né attribuire la scelta della spiaggia ai cambiamenti climatici. La temperatura della sabbia influenza lo sviluppo embrionale e il rapporto tra i sessi dei piccoli, mentre la selezione dei siti di deposizione dipende anche da caratteristiche della spiaggia, vegetazione, dinamica costiera e condizioni ambientali. Per questo, il nuovo episodio non dimostra da solo un’espansione stabile dell’areale, ma rafforza la necessità di sorvegliare sistematicamente le coste tunisine, verificare l’eventuale ricorrenza delle deposizioni e raccogliere dati confrontabili nel tempo. La partecipazione dei residenti, insieme al lavoro di ricercatori e associazioni, può essere determinante per individuare tempestivamente i nidi e proteggerli, trasformando una segnalazione rara in un’occasione concreta di ricerca e conservazione.
Riferimenti scientifici
- Ben Ismail et al. (2022), The Westernmost Green Turtle (Chelonia mydas) Nest Recorded in the Mediterranean from Tunisia, pubblicato su MedTurtle Bulletin. Leggi lo studio sul caso di Rejiche.
- Incipient Range Expansion of Green Turtles in the Mediterranean (2025), studio genetico sull’origine degli individui coinvolti in nuove nidificazioni. Consulta la pubblicazione scientifica.
- Predicting the distribution of green turtle nesting sites over the Mediterranean with outcoming climate driven changes (2023), analisi dei fattori climatici e ambientali che influenzano l’idoneità delle spiagge alla nidificazione. Leggi lo studio sui siti di nidificazione.




