La pesca industriale continua a rappresentare una minaccia per le tartarughe liuto (Dermochelys coriacea), tra i rettili marini più vulnerabili agli impatti delle attività umane. Questi animali compiono migrazioni su lunghe distanze tra le aree di alimentazione e quelle riproduttive, attraversando anche acque internazionali dove la protezione può essere insufficiente. La cattura accidentale negli attrezzi da pesca, in particolare reti e palangari, può provocare ferite, intrappolamento e annegamento. Sebbene la specie sia classificata globalmente come Vulnerable nella Lista Rossa IUCN, alcune popolazioni del Pacifico hanno subito cali molto più gravi. La conservazione, quindi, non può limitarsi alle spiagge di nidificazione: deve includere anche le rotte migratorie e le zone di alimentazione in mare aperto.
A richiamare l’attenzione sul problema è il rapporto Well Connected: Protecting the Atlantic High Seas through an Ocean-wide Sanctuary Network, pubblicato da Greenpeace International ieri 18 ottobre 2026. Il documento propone una rete connessa di 17 siti da trasformare in santuari oceanici pienamente protetti nell’Atlantico in alto mare. Secondo le stime dell’organizzazione, la rete coprirebbe oltre il 31% di queste acque e si sovrapporrebbe a più del 35% delle aree individuate come particolarmente rischiose per le tartarughe liuto a causa della pesca industriale. Il rapporto individua inoltre zone importanti per le megattere, per le quali la rete potrebbe interessare quasi il 45% delle aree a rischio di collisione con le navi. Tra i siti indicati figurano il Mar dei Sargassi, la zona di convergenza Canarie-Guinea, il Banana Hole e il Walvis Ridge. La proposta comprende aree già oggetto di iniziative di tutela e nuovi siti ritenuti importanti per la biodiversità. Greenpeace sottolinea che una designazione formale non basta: per essere efficaci, i santuari dovrebbero vietare la pesca industriale e ridurre il traffico navale nelle aree interessate.
La pubblicazione coincide con l’apertura, oggi 19 ottobre in Armenia, della COP17 della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, in programma fino al 30 ottobre. La conferenza rappresenta la prima valutazione globale dei progressi compiuti nell’attuazione del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal, adottato nel 2022, che include l’obiettivo di conservare efficacemente almeno il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030. Il rapporto Greenpeace stima che, al ritmo attuale, potrebbero servire 265 anni per raggiungere il 30% di oceano pienamente o altamente protetto: una proiezione elaborata sulla base della lentezza dei progressi registrati, non una previsione inevitabile. Secondo l’organizzazione, attualmente soltanto il 3,5% dell’oceano mondiale beneficia di una protezione piena o elevata. Un altro strumento potrebbe arrivare dal Trattato sull’alto mare, noto come accordo BBNJ, entrato in vigore il 17 gennaio 2026 e concepito per consentire la creazione di aree marine protette nelle acque internazionali. La sua prima Conferenza delle Parti è prevista nel gennaio 2027. La sfida sarà tradurre gli impegni internazionali in misure concrete, coordinate e realmente applicate: per specie migratrici come la tartaruga liuto, la protezione funziona soltanto se accompagna gli animali lungo una parte significativa del loro viaggio.
Riferimenti e fonti per l’approfondimento
- Greenpeace International (2026). Well Connected: Protecting the Atlantic High Seas through an Ocean-wide Sanctuary Network. È la fonte primaria della proposta dei 17 siti e delle stime relative alle aree a rischio. Si tratta di un rapporto di un’organizzazione ambientalista: i risultati vanno attribuiti a Greenpeace, non presentati come consenso scientifico indipendente.
- Convention on Biological Diversity (CBD). COP17 – Yerevan, Armenia, 19–30 ottobre 2026. Fonte ufficiale per date, obiettivi e ruolo della conferenza nella verifica del Quadro globale per la biodiversità.
- Nazioni Unite. Accordo BBNJ – Biodiversity Beyond National Jurisdiction. Fonte ufficiale sul Trattato sull’alto mare, entrato in vigore il 17 gennaio 2026, e sulla prima Conferenza delle Parti prevista dall’11 al 22 gennaio 2027.




