Nei giorni scorsi un esemplare di tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina) è stato recuperato nella Palude di Torre Flavia, area naturale protetta situata tra Ladispoli (RM) e Cerveteri (RM) lungo il litorale laziale. L’animale, individuato nelle acque della zona umida e successivamente catturato dagli operatori dell’oasi, appartiene a una specie originaria del Nord America e che dunque non fa parte della fauna autoctona europea.
La presenza di questa tartaruga in natura non è solo insolita, ma anche problematica. Chelydra serpentina è infatti una specie aliena predatrice caratterizzata da una dieta estremamente opportunista e da un morso particolarmente potente, che le ha valso il nome comune di tartaruga azzannatrice. Proprio per i potenziali rischi ecologici e l’incolumità pubblica, la detenzione e il commercio di questa specie sono vietati in Italia dal 1996.
Il ritrovamento nella Palude di Torre Flavia lascia quindi ipotizzare con alta probabilità un rilascio illegale in natura, un fenomeno purtroppo non raro nel caso di queste tartarughe che crescendo possono raggiungere dimensioni considerevoli e diventare difficili da gestire, spingendo alcuni proprietari a liberarle illegalmente in natura.
Un’area naturale fragile
La Palude di Torre Flavia è un monumento naturale istituito nel 1997 e rappresenta uno degli ultimi residui delle antiche zone umide costiere del litorale romano. L’area, che si estende per poco meno di cinquanta ettari, ospita una ricca biodiversità e costituisce un importante rifugio per numerose specie di uccelli migratori e fauna acquatica.
Proprio per questo motivo, l’introduzione di predatori esotici può avere effetti potenzialmente rilevanti sugli equilibri dell’ecosistema, soprattutto in un ambiente già sottoposto a pressioni ambientali e antropiche.
Non un caso isolato
Il recupero avvenuto nei giorni scorsi non è purtroppo un episodio isolato. Negli ultimi anni il Lazio è stato teatro di diversi ritrovamenti di tartarughe azzannatrici, spesso in contesti urbani o periurbani.
Tra il 2023 e il 2025, ad esempio, sono stati documentati diversi casi tra Capena, Morlupo e altre località a nord di Roma, di cui un ritrovamento proprio nella Palude di Torre Flavia. Questa frequenza anomala di segnalazioni ha sollevato il sospetto che l’area possa essere interessata da ripetuti abbandoni o addirittura da riproduzioni in natura.
La questione riguarda anche un’altra specie vietata. Negli ultimi anni, seppur di rado rispetto all’azzannatrice, sono stati segnalati esemplari appartenenti alla specie Macrochelys temminckii, sempre originaria del Nord America e nota per la sua dimensione. La presenza di questi animali in natura rappresenta un problema di conservazione non solo per il potenziale impatto sugli ecosistemi, ma anche perché la loro detenzione è illegale.
Cosa fare in caso di avvistamento?
- Non avvicinarsi.
- Non tentare di toccarla o contenerla.
- Segnalare subito al 1515 (Carabinieri Forestali) o al Nucleo CITES.
- Se possibile, monitorare a distanza per agevolare il recupero da parte dei tecnici.




