Il 16 giugno si celebra la Giornata Mondiale delle Tartarughe Marine e, come ogni anno, l’attenzione degli appassionati e dei ricercatori è rivolta alle spiagge italiane dove le femmine di Caretta caretta stanno tornando per deporre le loro uova. La stagione 2026, tuttavia, sta mostrando un andamento differente rispetto a quella straordinaria registrata nel 2025.
A metà giugno dello scorso anno erano già stati documentati oltre settanta nidi lungo gran parte delle coste italiane: circa 40 in Sicilia, 15 in Campania, 14 in Calabria, 4 in Puglia, 2 nel Lazio e il primo in Toscana. Nel 2026, pur essendo ormai entrati nel cuore della stagione riproduttiva, i numeri risultano sensibilmente inferiori in quasi tutte le regioni: almeno 17 nidi in Sicilia, 7 in Campania, 2 in Puglia, 1 nel Lazio e nessuno finora in Toscana. L’unica eccezione è rappresentata dalla Calabria, dove i dati sono già superiori a quelli registrati nello stesso periodo dello scorso anno, con almeno 12 nidi individuati da Caretta Calabria Conservation e almeno altri 4 gestiti dal WWF.
Eppure, proprio nel World Sea Turtle Day, le spiagge italiane hanno regalato un segnale estremamente incoraggiante. Nel corso della mattinata sono stati individuati numerosi nuovi nidi lungo diverse regioni della penisola. In Calabria, il personale di Caretta Calabria Conservation ha documentato ben quattro nuove deposizioni, confermando ancora una volta il ruolo centrale della Costa dei Gelsomini, oggi uno dei più importanti hotspot di nidificazione del Mediterraneo occidentale. In Campania, la rete CARETTAinVISTA — coordinata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e composta da enti, associazioni, istituzioni e centinaia di cittadini formati negli anni — ha individuato tre nuovi nidi, testimonianza di una rete di monitoraggio sempre più capillare ed efficiente. Nel Salento, i Sea Turtle Watchers del Centro Recupero Tartarughe Marine del Museo di Storia Naturale del Salento hanno individuato una nuova deposizione durante le attività di controllo delle spiagge, mentre in Sicilia i volontari coordinati dalla biologa Oleana Prato hanno segnalato ulteriori nidificazioni, confermando il ruolo dell’isola come una delle principali area di deposizione italiana. Una mobilitazione che coinvolge quotidianamente decine di ricercatori, biologi, volontari e cittadini e che rappresenta uno degli strumenti più importanti per garantire la protezione dei nidi fin dalle prime ore successive alla deposizione.
Ma perché il 2026 appare più lento rispetto al 2025? Una prima spiegazione potrebbe essere legata alla biologia stessa della specie. Le femmine di Caretta caretta non nidificano necessariamente ogni anno: dopo una stagione riproduttiva possono trascorrere due, tre o persino più anni in mare aperto prima di tornare nuovamente a deporre. Di conseguenza, il numero di femmine presenti su una determinata spiaggia può variare sensibilmente da una stagione all’altra anche in assenza di particolari problemi ambientali.
Un altro fattore da considerare riguarda le condizioni oceanografiche. La primavera del 2025 fu caratterizzata da temperature marine particolarmente elevate in molte aree del Mediterraneo, mentre nel 2026 diverse regioni italiane hanno registrato acque relativamente più fredde durante i mesi primaverili. La temperatura del mare influenza infatti numerosi aspetti della biologia delle tartarughe marine, compresi i tempi delle migrazioni riproduttive e l’arrivo delle femmine nei siti di nidificazione. È quindi possibile che parte del ritardo osservato quest’anno sia semplicemente il risultato di una diversa evoluzione stagionale delle condizioni ambientali.
Proprio per questo motivo, i confronti effettuati a metà giugno devono essere interpretati con cautela. La stagione di nidificazione italiana è ancora nelle sue fasi iniziali e molte regioni raggiungono il picco delle deposizioni tra la seconda metà di giugno e il mese di luglio. Se da un lato i numeri attuali sono inferiori a quelli dello scorso anno, dall’altro le numerose deposizioni registrate proprio oggi ricordano quanto rapidamente il quadro possa cambiare nel giro di pochi giorni.
Per il momento, la Calabria si conferma la protagonista assoluta di questo inizio di stagione, mentre Sicilia, Campania, Puglia e Lazio attendono l’arrivo di nuove femmine sulle proprie spiagge. La vera fotografia del 2026 inizierà probabilmente a delinearsi soltanto nelle prossime settimane, quando il Mediterraneo entrerà nel periodo tradizionalmente più intenso per la nidificazione di Caretta caretta.




