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Un mese di nidificazioni in Italia: il 2026 resta indietro, ma la stagione potrebbe essere ancora tutta da scrivere

Domenico Vitiello by Domenico Vitiello
1 Luglio 2026
in News
Un mese di nidificazioni in Italia: il 2026 resta indietro, ma la stagione potrebbe essere ancora tutta da scrivere
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A un mese dall’inizio della stagione riproduttiva delle tartarughe marine in Italia, il bilancio provvisorio conferma una situazione già emersa nelle scorse settimane: il numero di nidi documentati lungo le coste italiane risulta ancora sensibilmente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025. Se lo scorso anno, entro la fine di giugno, il totale delle nidificazioni aveva già superato i 220 nidi, quest’anno il numero si mantiene poco oltre la metà di quel valore.

Il dato italiano, tuttavia, sembra inserirsi in un quadro più ampio. Le prime informazioni provenienti da diversi Paesi del Mediterraneo indicano infatti una stagione generalmente meno intensa rispetto al 2025, suggerendo che il rallentamento osservato non riguardi soltanto le coste italiane. Le cause non sono ancora chiare, ma tra le ipotesi più plausibili vi sono la naturale variabilità del ciclo riproduttivo delle femmine — che non depongono necessariamente ogni anno — e le temperature superficiali del mare, rimaste mediamente più basse durante la primavera rispetto allo scorso anno, con un possibile ritardo dell’avvio delle nidificazioni.

A livello nazionale, la situazione resta molto eterogenea. La Campania è, finora, la regione che mostra il calo più marcato rispetto alla stagione precedente, con circa il 70% di nidi in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche Puglia e Sicilia registrano numeri inferiori, mentre il Lazio rappresenta un’eccezione, passando da due a quattro nidificazioni documentate. Un incremento che potrebbe essere almeno in parte legato a una diversa distribuzione degli eventi rispetto al vicino litorale domitio, dove quest’anno le deposizioni risultano decisamente meno numerose.

Dietro ai numeri, però, c’è un enorme lavoro di monitoraggio. In Campania, la rete CARETTAinVISTA della Stazione Zoologica Anton Dohrn può contare ogni giorno su decine di volontari e operatori autorizzati che, all’alba, percorrono centinaia di chilometri di spiagge alla ricerca delle tracce lasciate dalle femmine. Un impegno costante che rappresenta uno dei più estesi programmi di monitoraggio delle nidificazioni presenti oggi in Italia e che garantisce un controllo capillare dell’intero litorale regionale.

Anche in Sicilia il monitoraggio prosegue senza sosta grazie al coordinamento della biologa Oleana Prato, referente del WWF Italia, e alla rete di volontari distribuita lungo le coste dell’isola. Sebbene il numero complessivo di nidificazioni risulti inferiore rispetto allo scorso anno, circa la metà dei nidi documentati nel 2026 è concentrata nel Siracusano, confermando questo tratto di costa come uno dei principali hotspot riproduttivi della regione insieme alle isole Pelagie.

Tra le aree che, almeno finora, sembrano mantenere un andamento più stabile spicca invece la costa ionica della Calabria, dove il monitoraggio svolto da Caretta Calabria Conservation continua a confermare l’importanza di questo tratto di litorale per la riproduzione della specie. Anche Lampedusa presenta un numero di nidificazioni sostanzialmente in linea con quello registrato nello stesso periodo del 2025.

Nonostante il numero di nidi resti inferiore alle aspettative, gli operatori impegnati nel monitoraggio descrivono un quadro tutt’altro che negativo. In quasi tutte le regioni costiere si registra infatti un aumento delle false crawl, o visit, ovvero risalite sulla spiaggia senza deposizione, insieme a numerosi avvistamenti di femmine adulte che nuotano a pochi metri dalla battigia. Si tratta di comportamenti che spesso precedono la deposizione e che fanno pensare a una stagione ancora pienamente in evoluzione.

La conferma è arrivata proprio questa mattina dal Salento, dove, dopo diversi avvistamenti nei giorni precedenti, i Sea Turtle Watcher del Centro Recupero Tartarughe Marine di Calimera (LE) hanno individuato tre nuovi nidi nell’arco di poche ore. Episodi di questo tipo dimostrano quanto la situazione possa cambiare rapidamente nel giro di pochi giorni.

Storicamente, infatti, tra l’inizio di luglio e la metà del mese si concentra il picco delle nidificazioni di Caretta caretta lungo gran parte delle coste italiane. Per questo motivo è ancora presto per trarre conclusioni definitive: le prossime settimane saranno decisive per capire se il ritardo osservato rappresenti una normale oscillazione naturale oppure se il 2026 sarà ricordato come una stagione realmente meno produttiva per le tartarughe marine nel Mediterraneo.


Credit foto in evidenza: Giuseppe Di Rosa/WWF Sicilia Sud Orientale

Tags: CalabriaCampaniaCaretta carettadeposizioneisole pelagielampedusaLazionidificazionenidoSiciliatartarugatartaruga marinatartarughe

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