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Quando la luce indica la strada sbagliata: l’inquinamento luminoso minaccia le tartarughe appena nate

Arturo Inturri by Arturo Inturri
18 Agosto 2026
in News
Quando la luce indica la strada sbagliata: l’inquinamento luminoso minaccia le tartarughe appena nate
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Due episodi recenti, in Puglia e Toscana, mostrano ancora una volta quanto l’illuminazione artificiale possa interferire con uno dei momenti più delicati della vita delle tartarughe marine: il viaggio dal nido al mare. Un problema conosciuto da decenni, ma ancora troppo spesso affrontato soltanto quando l’emergenza si è già verificata.

Nella notte tra Ferragosto e il 16 agosto, sul litorale di Manduria (TA), alcune piccole Caretta caretta appena emerse dal nido sono state trovate mentre si dirigevano verso la strada e le automobili parcheggiate, invece che verso il mare.

Il nido, non individuato al momento della deposizione, si trovava nei pressi della foce del fiume Borraco. La segnalazione tempestiva di un cittadino ha permesso di attivare la rete di intervento e agli operatori del WWF di Policoro di raggiungere l’area e mettere in sicurezza oltre trenta tartarughine.

Secondo Gianluca Cirelli, responsabile scientifico dell’Oasi WWF Policoro, si tratta di una problematica che si ripresenta ogni anno lungo questo tratto di costa e che rende necessario rafforzare il pattugliamento, ma soprattutto ripensare la gestione dell’illuminazione pubblica e privata nelle aree prossime alle spiagge di nidificazione.

Un viaggio guidato dalla luce

Per capire cosa accade bisogna tornare al momento in cui una tartarughina emerge dalla sabbia.

Durante la notte, il piccolo deve individuare rapidamente la direzione del mare. In condizioni naturali, l’orizzonte marino presenta caratteristiche luminose e visive differenti rispetto alla parte interna della spiaggia, dove si trovano dune, vegetazione e terreno.

Questo sistema, sviluppato in milioni di anni di evoluzione, funziona finché il paesaggio notturno rimane relativamente naturale.

Quando sulla costa compaiono lampioni, abitazioni, ristoranti, stabilimenti balneari, parcheggi o insegne, però, l’equilibrio può rompersi. Le fonti luminose possono attirare le tartarughine verso l’entroterra oppure farle procedere parallelamente alla costa, allontanandole dalla direzione corretta.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha analizzato 74 studi sull’impatto dell’illuminazione artificiale notturna sulle tartarughe marine. I risultati confermano che l’illuminazione artificiale può alterare significativamente l’orientamento durante le prime fasi della dispersione e che, in alcuni studi, il disorientamento ha interessato il 20–60% dei piccoli.

A Cecina quasi cento tartarughine verso la strada

Quanto possa essere impressionante il fenomeno lo dimostra un altro episodio avvenuto due notti fa a Cecina (LI).

All’interno di uno stabilimento balneare, tra gli ombrelloni, si è schiuso un nido che non era stato individuato al momento della deposizione e che quindi non era stato protetto.

Circa 94 Caretta caretta sono emerse contemporaneamente: un cosiddetto “nido pop corn”, nel quale la nascita dei piccoli avviene in maniera particolarmente concentrata.

Ma nessuna delle tartarughine ha preso spontaneamente la direzione del mare.

Le luci del lungomare e delle strutture presenti alle spalle della spiaggia le hanno attirate verso la strada, nella direzione opposta a quella che avrebbero dovuto seguire.

Fortunatamente, alcuni ragazzi hanno notato quanto stava accadendo e hanno immediatamente allertato la Capitaneria di Porto e successivamente l’associazione tartAmare.

Gli esperti dell’associazione sono intervenuti insieme al comandante dell’Ufficio Marittimo, ai tecnici comunali e alle amministrazioni locali. Dopo diversi tentativi di ridurre l’interferenza luminosa e guidare i piccoli verso il mare, è stato necessario spostarli in una zona più buia della spiaggia, dalla quale hanno potuto raggiungere l’acqua in sicurezza.

Questa volta il sistema ha funzionato.

Ma l’episodio pone una domanda inevitabile: perché una normale schiusa debba trasformarsi in un’operazione di emergenza?

Quando una spiaggia naturale diventa un ambiente artificiale

Il problema dell’inquinamento luminoso non riguarda soltanto la presenza di un singolo lampione.

In una costa fortemente urbanizzata, diverse fonti luminose possono sommarsi e modificare completamente il paesaggio notturno. La luce può arrivare direttamente dalla spiaggia, dalle strade o dagli stabilimenti, oppure riflettersi e contribuire al cosiddetto skyglow, rendendo artificialmente luminoso l’intero orizzonte.

E più a lungo una tartarughina rimane sulla terraferma, maggiori sono i rischi che corre: predazione, disidratazione, surriscaldamento, schiacciamento e consumo delle limitate riserve energetiche con cui affronta le prime ore della propria vita. L’orientamento alterato può inoltre influenzare anche la successiva fase di dispersione in mare.

Non tutte le luci hanno lo stesso effetto. Intensità, distanza, direzione e caratteristiche dello spettro luminoso possono modificare la risposta dei piccoli; la revisione scientifica evidenzia in particolare una maggiore capacità di interferenza delle sorgenti a spettro ampio.

La soluzione passa dalla progettazione

Ridurre l’impatto dell’illuminazione non significa necessariamente lasciare al buio le località costiere.

Significa progettare la luce tenendo conto anche degli animali che utilizzano quelle spiagge.

Tra gli interventi possibili ci sono la schermatura delle sorgenti luminose, l’orientamento dei fasci verso il basso e lontano dalla spiaggia, la riduzione dell’intensità dove possibile e l’utilizzo di caratteristiche spettrali meno problematiche. Anche il mantenimento della vegetazione dunale può contribuire a creare una barriera visiva tra la spiaggia e le fonti luminose retrostanti.

La ricerca più recente sottolinea inoltre la necessità di individuare soglie di intensità e vere e proprie “light exclusion zones”, cioè aree nelle quali l’illuminazione venga limitata o gestita specificamente durante la stagione riproduttiva.

Il ruolo fondamentale di chi controlla la spiaggia

Nel frattempo, il pattugliamento resta essenziale.

Gli episodi di Manduria e Cecina lo dimostrano chiaramente: in entrambi i casi, la presenza di persone attente e preparate ha fatto la differenza.

Volontari, operatori, cittadini, Capitaneria, Comuni e strutture balneari possono contribuire a intercettare rapidamente i piccoli disorientati e impedire che raggiungano strade o altre aree pericolose.

Ma il monitoraggio non può diventare la soluzione definitiva.

Se ogni anno gli operatori devono intervenire per correggere gli effetti di un’illuminazione inadeguata, significa che il problema viene affrontato a valle anziché alla sua origine.

La costa che dobbiamo imparare a condividere

Le Caretta caretta non scelgono una spiaggia illuminata perché preferiscono vivere vicino alle nostre città.

Scelgono gli arenili disponibili per la loro riproduzione e, in molte zone del Mediterraneo, questi si trovano ormai accanto a strade, abitazioni e strutture turistiche.

Non possiamo chiedere alle tartarughine di adattarsi a un paesaggio che abbiamo trasformato noi.

Possiamo però modificare il modo in cui illuminiamo quel paesaggio.

Gli episodi di queste settimane ci ricordano che la conservazione non consiste soltanto nel proteggere un nido, ma nel garantire che una tartarughina, una volta uscita dalla sabbia, possa ancora riconoscere il mare.

Perché quella notte, sulla spiaggia, la direzione giusta dovrebbe essere una sola.

Quella verso il mare.

Tags: Caretta carettainquinamento luminosolivornonidoPugliaschiusatarantotartarugatartaruga marinatartarugheToscana

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