Terrapene carolina, Terrapene triunguis e Terrapene ornata sono tra le vittime di una crescente ondata di traffico internazionale. Per quelle arrivate alla Turtle Conservancy inizia ora un lungo percorso di cure, quarantena e identificazione genetica, con un obiettivo ambizioso: riportarle nelle foreste da cui sono state sottratte.
Quattrocento tartarughe in due mesi
Negli ultimi due mesi, circa 400 tartarughe confiscate al traffico illegale sono arrivate al Conservation Center della Turtle Conservancy, in California. Tra loro ci sono Terrapene triunguis, Terrapene carolina e Terrapene ornata, specie native degli Stati Uniti che, secondo le autorità e le organizzazioni coinvolte, erano state prelevate dall’ambiente naturale per alimentare il mercato internazionale degli animali esotici.
Si tratta della più grande ondata di confische mai gestita contemporaneamente dalla struttura e comprende anche quella che la Turtle Conservancy descrive come la più grande singola confisca mai ricevuta dal centro.
Le condizioni di alcuni animali raccontano meglio di qualsiasi numero cosa significhi essere coinvolti in questo traffico. Le tartarughe di quest’ultimo sequestro sarebbero rimaste per settimane stipate all’interno di calzini, mentre più del 10% degli esemplari è arrivato in condizioni critiche. Molti presentavano disidratazione, forte debilitazione e i segni dello stress provocato da un trasporto prolungato e inadeguato.
Una rotta verso il mercato asiatico
Le box turtles nordamericane sono da tempo ricercate nel commercio internazionale, ma negli Stati Uniti il fenomeno ha assunto dimensioni tali da essere definito “senza precedenti” dal U.S. Fish and Wildlife Service.
Un quadro particolarmente significativo arriva dal Bronx Zoo: dal solo ottobre 2024, la struttura ha contribuito a soccorrere e riabilitare oltre 800 box turtles nordamericane confiscate alle reti del commercio illegale. Le specie maggiormente coinvolte sono proprio eastern, three-toed, ornate e Florida box turtles (Terrapene carolina bauri). La maggior parte degli animali appare essere stata raccolta in natura per essere destinata al mercato internazionale degli animali da compagnia.
Un’altra operazione ha portato al Rolling Hills Zoo, in Kansas, 83 Terrapene ornata: il primo gruppo, di 51 animali, era stato sequestrato nell’agosto 2025 e successivi recuperi hanno portato il totale a 83. Anche in questo caso gli investigatori ritengono che gli esemplari fossero destinati al mercato degli animali esotici in Asia.
Non è quindi una singola spedizione andata male. È un flusso di animali selvatici che le autorità stanno intercettando con crescente frequenza.
Il sequestro non è la fine della storia
Per le tartarughe confiscate, però, l’intervento delle autorità rappresenta soltanto l’inizio di un’altra fase.
Alla Turtle Conservancy gli animali devono affrontare visite veterinarie, quarantena, controlli sanitari, reidratazione, alimentazione e monitoraggio individuale. I soggetti più debilitati necessitano di cure intensive, mentre quelli in condizioni migliori possono progressivamente essere trasferiti in strutture più ampie e naturalistiche.
La struttura collabora con il Wildlife Confiscations Network, una rete coordinata dall’Association of Zoos and Aquariums in collaborazione con il Fish & Wildlife Service, nata proprio per garantire agli animali sequestrati un’assistenza adeguata mentre le autorità portano avanti le indagini.
Ma curare una tartaruga non significa ancora sapere dove poterla liberare.
La genetica può indicare la strada di casa
È questo uno degli aspetti più interessanti del lavoro in corso.
Una box turtle confiscata in California può provenire da una popolazione situata a migliaia di chilometri di distanza. Liberarla semplicemente in un’area apparentemente adatta sarebbe un errore: per una specie territoriale e longeva, la provenienza geografica conta anche dal punto di vista genetico e della conservazione delle popolazioni locali.
Per questo Brad Shaffer dell’UCLA sta raccogliendo campioni genetici dagli animali affidati alla Turtle Conservancy, cercando di ricostruirne l’origine.
La tecnica ha già permesso di trasformare una precedente confisca in un vero progetto di restituzione. Nel 2024, 38 tartarughe a scatola sequestrate e affidate alla Turtle Conservancy sono state identificate geneticamente come originarie del New Jersey e successivamente riportate proprio nello Stato, con il coinvolgimento delle autorità locali.
È un passaggio fondamentale: prima di riportare una tartaruga in natura bisogna sapere quale natura è davvero la sua.
Il possibile ritorno di 400 tartarughe
Per le circa 400 tartarughe arrivate nelle ultime settimane, la strada è ancora lunga.
Prima dovranno superare quarantena e controlli sanitari, recuperare le condizioni fisiche e, quando possibile, essere geneticamente associate alla popolazione d’origine. Solo allora si potrà valutare quali esemplari potranno tornare in natura e dove.
La Turtle Conservancy considera comunque la possibilità di riportare a casa una parte consistente di questo gruppo. Se il progetto riuscisse, si tratterebbe della più grande operazione di “box turtles repatriation” mai realizzata negli Stati Uniti, secondo l’organizzazione.
Nel frattempo, gli animali stanno imparando nuovamente a fare ciò che avrebbero dovuto poter fare fin dall’inizio: alimentarsi, scavare, nascondersi e muoversi senza essere costretti dentro una scatola o un calzino.
La loro storia, però, racconta qualcosa di più grande della singola confisca.
Le foreste e le praterie americane stanno alimentando una domanda che arriva dall’altra parte del mondo. E ogni tartaruga sottratta alla natura non è semplicemente un animale che cambia proprietario: è un individuo che viene tolto alla popolazione alla quale appartiene.
Queste 400 tartarughe, per ora, sono sopravvissute al viaggio.
Adesso la sfida sarà capire dove sono casa loro e provare, finalmente, a riportarcele.




