Una tartaruga azzannatrice nordamericana (Chelydra serpentina) è morta il 9 ottobre in Pennsylvania, circa un mese dopo essere stata soccorsa con gravi lesioni al carapace, che avrebbero esposto tessuti e muscoli sottostanti. A riferire l’accaduto è stato l’Aark Wildlife Rehabilitation and Education Center di Chalfont, che aveva accolto l’esemplare a settembre dopo che alcuni bambini, secondo la ricostruzione del centro, lo avevano colpito ripetutamente con pietre. Nei giorni precedenti alla morte, i soccorritori avevano inoltre notato segni di lesione sulla parte superiore della testa, sospettando che anche questa zona fosse stata presa di mira. L’animale era un maschio adulto che, secondo il centro, avrebbe potuto vivere in natura da diversi decenni. La Pennsylvania Fish and Boat Commission è stata informata dell’episodio, ma, in assenza di informazioni utili a identificare i responsabili, le possibilità di intervento risultano limitate. Il centro ha quindi chiesto alla comunità locale di fornire eventuali informazioni e ha richiamato l’attenzione sull’importanza di insegnare ai più giovani il rispetto per la fauna selvatica.
La gravità dell’accaduto si comprende anche considerando la struttura del carapace. Il guscio delle tartarughe non è un rivestimento inerte: è una parte integrante dello scheletro, costituita da elementi ossei rivestiti da tessuti e scuti cornei, con terminazioni nervose che rendono possibili le sensazioni dolorose. Un trauma violento può quindi provocare dolore intenso, fratture, perdita di tessuto ed esposizione delle strutture sottostanti, con rischio di contaminazione e complicazioni durante la guarigione. La gestione di queste lesioni può essere lunga e complessa. Uno studio clinico pubblicato nel 2022, dedicato a 12 tartarughe azzannatrici con gravi lesioni traumatiche del carapace, documenta le difficoltà terapeutiche associate a questo tipo di ferite e la variabilità dei tempi di guarigione. Nel caso dell’esemplare soccorso in Pennsylvania, tuttavia, non sono state diffuse informazioni cliniche sufficienti per stabilire con precisione le cause immediate del decesso o l’evoluzione delle lesioni durante il ricovero.
La vicenda richiama anche il valore biologico degli individui adulti. La tartaruga azzannatrice è una specie longeva, la cui età massima in natura è difficile da determinare con precisione; studi e dati di campo indicano che alcuni esemplari possono superare diversi decenni di vita. Nelle popolazioni settentrionali, inoltre, la maturità sessuale può essere raggiunta relativamente tardi, spesso dopo 15 anni. La perdita di un adulto non equivale automaticamente a un danno misurabile per l’intera popolazione, ma la mortalità degli individui longevi può avere conseguenze importanti nelle specie caratterizzate da maturazione tardiva e da una sopravvivenza naturalmente bassa nelle prime fasi di vita. Oltre all’impatto sul singolo animale, episodi come questo evidenziano la necessità di attività di educazione ambientale: gli animali selvatici non sono oggetti con cui giocare né bersagli da colpire. Anche una tartaruga dall’aspetto imponente e dalla potente mandibola svolge un ruolo nel proprio ecosistema e merita di essere osservata a distanza, senza essere molestata o ferita.
Fonti e approfondimenti
- Outcome of common snapping turtles (Chelydra serpentina) treated for acute traumatic partial carapace avulsion: 12 cases (2014–2021), Journal of Exotic Pet Medicine, 2022. Leggi lo studio. Riferimento clinico specifico sulle lesioni traumatiche del carapace nella stessa specie.




