La tartaruga marina Saphira, una femmina di tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii) precedentemente soccorsa e curata dopo aver ingerito plastica, continua il suo viaggio nel Mediterraneo settentrionale, sorprendendo ricercatori e conservazionisti con i dati forniti dal monitoraggio satellitare attivo dal momento del suo rilascio.
Saphira è stata reintrodotta in mare dopo un percorso di riabilitazione presso il Turtle Point – Stazione Zoologica Anton Dohrn di Portici (NA), centro scientifico autorizzato per la cura e la reintroduzione di tartarughe marine nel Mediterraneo. La sua storia ha coinvolto la SZN, Sea Shepherd Italia e altri partner scientifici, con il supporto tecnologico di un trasmettitore FastLoc GPS fornito da iMilani Srl, che consente di raccogliere dati di posizione in tempo quasi reale.
Secondo gli ultimi aggiornamenti del Gruppo Ricerche Tartarughe Marine della Stazione Zoologica, Saphira ha raggiunto le acque del Mar Ligure: un’area più settentrionale e caratterizzata da temperature stagionali più basse rispetto ai mari centrali e meridionali del bacino mediterraneo, dove normalmente, anche se molto raramente, transitano le tartarughe di Kemp. Tuttavia, i dati trasmessi indicano che l’animale si sta adattando con successo alle condizioni ambientali, mostrando movimenti attivi e continui nel corso della sua esplorazione.
L’importanza del monitoraggio satellitare
Il tracciamento satellitare è uno strumento di ricerca fondamentale per comprendere i percorsi migratori, le aree di foraggiamento e le preferenze ambientali delle tartarughe marine, specie che affrontano molteplici minacce nell’ambiente naturale. Secondo studi condotti su alcune specie, i dati di telemetria aiutano a individuare “hotspot” biologicamente rilevanti e a identificare aree dove interferenze antropiche o condizioni oceanografiche impattano maggiormente sugli individui monitorati.
Per una specie come Lepidochelys kempii, classificata come in pericolo critico di estinzione dalla Lista Rossa dell’IUCN, ogni informazione sul comportamento in mare aperto è preziosa per sviluppare strategie di conservazione efficaci. Questo tipo di approccio ha portato, in altre aree del mondo, a comprendere i legami tra le rotte migratorie post-riproduzione e le zone di alimentazione o di transito, contribuendo a misure di tutela più mirate.
Saphira come caso di studio
Dopo il rilascio, Saphira non ha solo nuotato libera, ma ha permesso ai ricercatori di raccogliere informazioni su come una tartaruga di Kemp si sposti e si adatti al Mar Mediterraneo settentrionale, zona dove questa specie è raramente documentata in stato selvatico e, quando accade, quasi sempre come individuo isolato o strascicato da correnti. Questo fornisce dati comparabili con altre esperienze di tracciamento mediterraneo, come campagne simili condotte su Caretta caretta o altri individui equipaggiati con trasmettitori satellitari nelle acque dell’Egeo e del Tirreno.
Un segnale di speranza per la conservazione
La storia di Saphira è un esempio di come reti di centri di recupero, tecnologie moderne e collaborazioni internazionali possano produrre risultati concreti. Non si tratta solo del ritorno in mare di un singolo individuo, ma dell’acquisizione di dati biologici di elevato valore per comprendere meglio il ciclo vitale e i bisogni ecologici di una specie tanto rara quanto vulnerabile.
Seguire Saphira significa fare ricerca sul campo, valutare adattamenti comportamentali in ambienti variabili e, soprattutto, rafforzare la base scientifica su cui costruire azioni di tutela e gestione delle popolazioni di tartarughe marine nel Mediterraneo.


