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Orezzo (BG): un cranio fossile di Macroplacus raeticus racconta i mari del Triassico italiano

Arturo Inturri by Arturo Inturri
9 Febbraio 2026
in News
Orezzo (BG): un cranio fossile di Macroplacus raeticus racconta i mari del Triassico italiano
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Un ritrovamento paleontologico di eccezionale importanza scientifica è stato recentemente annunciato nelle Prealpi bergamasche: sulle pendici nei pressi del villaggio di Orezzo (Gazzaniga, Bergamo) è stato recuperato il cranio fossile di un giovane Macroplacus raeticus, un rettile marino estinto vissuto oltre 200 milioni di anni fa durante l’ultima fase del Triassico superiore.

Chi era Macroplacus raeticus?

Macroplacus raeticus è un rettile marino estinto, appartenente all’ordine dei placodonti (†Placodontia), un gruppo di sauropterigi dall’aspetto massiccio e spesso simile a quello delle moderne tartarughe a causa della pesante corazza e del corpo piatto. Questi animali occupavano ambienti marini poco profondi e si nutrivano prevalentemente di molluschi e crostacei dal guscio duro, grazie ai loro caratteristici denti piatti e robusti utilizzati per frantumare gli involucri delle prede.

Prima di questa scoperta, M. raeticus era noto unicamente da un singolo cranio fossile scoperto nelle Alpi Bavaresi (Germania) descritto nel 1975. Il rinvenimento di Orezzo rappresenta quindi il secondo esemplare conosciuto al mondo e il primo mai ritrovato in Italia.

Una scoperta fortuita e scientificamente preziosa

Il fossile è stato individuato accidentalmente tra le pietre del pendio da un escursionista locale, Pio Carlo Brizzi, che lo ha consegnato al Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi” di Bergamo, dove è ora esposto. Il cranio è eccezionalmente conservato in tre dimensioni e parzialmente ancora incluso nella matrice rocciosa originale, consentendo una ricostruzione dettagliata della morfologia dell’animale.

Gli studi anatomici condotti dai paleontologi hanno incluso tecniche moderne come la tomografia computerizzata (CT) per osservare strutture interne non visibili a occhio nudo. L’analisi filogenetica e comparativa con l’olotipo bavarese ha confermato l’attribuzione a Macroplacus raeticus, nonostante le differenze dimensionali, interpretate come stadi di crescita differenti tra individuo giovane e adulto.

Un tassello in più per comprendere i mari del Triassico

I placodonti sono un gruppo chiave per comprendere l’evoluzione dei rettili marini nel Mesozoico. Pur avendo un aspetto simile alle tartarughe, non sono loro parenti diretti, ma rappresentano un esempio di evoluzione convergente, in cui forme simili si sviluppano in risposta a pressioni ambientali analoghe. La morfologia di M. raeticus, con mascelle e denti specializzati, suggerisce una dieta altamente specializzata nella frantumazione di prede dure, come hanno evidenziato studi comparativi sui modelli di usura dentale nei placodonti.

La scoperta di Orezzo amplia quindi il quadro paleontologico italiano e europeo, confermando l’importanza delle Alpi e delle loro formazioni calcaree ricche di fossili marini per lo studio degli ecosistemi del passato.

Tags: BergamofossilerettileRitrovamentotartarugatartaruga marinatartarugheTriassico

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