Sulla spiaggia di Iztuzu, a Dalyan, è stato individuato il primo nido della stagione 2026, segnando l’inizio di una nuova fase di monitoraggio e protezione per una delle aree più importanti del Mediterraneo per la nidificazione delle tartarughe marine.
A darne notizia è DEKAMER, centro di riferimento per la tutela dei cheloni marini in Turchia, impegnato da anni in un progetto strutturato sostenuto dalle istituzioni nazionali.
Una crescita che racconta un successo
Il dato più significativo non è solo l’inizio della stagione, ma l’evoluzione nel tempo.
Negli anni ’90, la spiaggia di Iztuzu registrava tra 200 e 300 nidi all’anno. Oggi, questo numero si avvicina ai 700 nidi, un incremento che riflette soprattutto l’efficacia delle strategie di conservazione adottate.
Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto nel Mediterraneo, dove molte popolazioni di tartarughe marine continuano a essere esposte a pressioni antropiche significative.
Un sistema di protezione continuo
Il modello adottato a Iztuzu si basa su un approccio integrato:
- monitoraggio costante della spiaggia
- protezione dei nidi durante tutta la stagione riproduttiva
- controllo delle attività umane
- presenza attiva di volontari e operatori
Le attività si svolgono giorno e notte, con l’obiettivo di ridurre il disturbo e aumentare le probabilità di successo della nidificazione e della schiusa. Questo tipo di gestione consente di intervenire tempestivamente su minacce come predazione, disturbo turistico e impatti accidentali.
La spiaggia di Iztuzu dunque non è solo un sito di nidificazione, ma un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, dove la conservazione viene applicata in modo sistematico. Il riconoscimento come una delle aree meglio protette della Turchia e tra gli spazi naturali più rilevanti d’Europa non è casuale, ma il risultato di anni di lavoro strutturato.
Una specie simbolo del Mediterraneo
Le nidificazioni a Iztuzu riguardano principalmente Caretta caretta, specie chiave degli ecosistemi marini mediterranei.
Queste tartarughe svolgono ruoli fondamentali:
- regolazione delle catene trofiche
- contributo al mantenimento degli habitat marini
- connessione ecologica tra ambienti diversi
Ma sono anche tra le più esposte a minacce come pesca accidentale, inquinamento, urbanizzazione costiera e cambiamenti climatici.
Il confronto con l’Italia
Negli ultimi anni, anche l’Italia ha registrato un aumento significativo delle nidificazioni di Caretta caretta, con un’espansione verso nuove aree costiere, soprattutto nel Tirreno e nell’Adriatico. Dai circa cento del 2019, concentrati per oltre il 70% tra Sicilia e Calabria, agli oltre 700 dello scorso anno.
Tuttavia, il modello italiano è ancora in fase di consolidamento:
- molti siti di nidificazione sono occasionali o recenti
- la gestione è frammentata in diverse zone
- il monitoraggio non è sempre continuativo su tutte le spiagge
In questo contesto, esperienze come quella di Iztuzu rappresentano un riferimento importante: dimostrano come la continuità nel tempo, il coordinamento istituzionale e il coinvolgimento dei volontari possano produrre risultati concreti.
Oltre il primo nido
Il primo nido della stagione rappresenta un momento simbolico, ma il vero lavoro inizia ora.
Nei prossimi mesi, il successo della stagione dipenderà dalla capacità di:
- proteggere ogni sito di deposizione
- limitare le pressioni antropiche
- mantenere attivo il monitoraggio continuo
Perché, come dimostra Iztuzu, la conservazione delle tartarughe marine non è mai il risultato di un singolo evento. È il prodotto di un impegno costante, che nel tempo può fare la differenza.




