Nelle acque di Ventotene sono tornate in mare le giovani Caretta caretta protagoniste di uno dei progetti scientifici più innovativi attualmente dedicati alle tartarughe marine nel Mediterraneo.
Nella giornata del 25 maggio, venti baby tartarughe allevate presso il Turtle Point di Portici (NA) della Stazione Zoologica Anton Dohrn sono state liberate nell’Area Marina Protetta Isole di Ventotene e Santo Stefano. Dieci di loro erano dotate di micro-trasmettitori satellitari alimentati a energia solare, dispositivi grandi quanto una moneta e dal peso inferiore ai 3 grammi.
L’obiettivo è seguire in tempo reale i primi movimenti delle tartarughe durante quella fase della vita che gli studiosi definiscono ancora oggi “lost years”, gli anni perduti, tra i periodi meno conosciuti dell’intero ciclo biologico della specie.
Il progetto continua dopo la prima sperimentazione del 2025
Quella avvenuta a Ventotene (LT) rappresenta la prosecuzione della prima sperimentazione italiana avviata nel 2025, quando per la prima volta nel nostro Paese vennero applicati trasmettitori satellitari su baby Caretta caretta nei primissimi mesi di vita.
I risultati preliminari ottenuti durante il primo anno di monitoraggio hanno già iniziato a cambiare alcune conoscenze sui movimenti dei giovani esemplari nel Mediterraneo.
Secondo i ricercatori, le piccole tartarughe non si limiterebbero a lasciarsi trasportare passivamente dalle correnti marine, ma sarebbero in grado di orientarsi attivamente e percorrere lunghe distanze, raggiungendo anche il Mar Ligure o l’area tra Corsica e Sardegna attraverso i principali flussi del Tirreno settentrionale.
Allenamenti prima del ritorno in mare
Prima del rilascio, le giovani tartarughe sono state sottoposte a specifiche sessioni di nuoto controcorrente in strutture sperimentali dedicate. I ricercatori hanno così potuto verificare che i mini-satelliti non interferissero con il nuoto né aumentassero significativamente il consumo energetico degli animali.
Il progetto utilizza inoltre tecniche di “head-starting”, una strategia già adottata in altri programmi internazionali: i piccoli vengono allevati in ambiente controllato durante i primi mesi di vita, periodo in cui la mortalità naturale risulta particolarmente elevata.
Ventotene laboratorio del Mediterraneo
Negli ultimi anni Ventotene è diventata uno dei principali punti di riferimento italiani per lo studio delle tartarughe marine. La posizione geografica dell’arcipelago, al centro delle correnti tirreniche, rende quest’area particolarmente interessante per monitorare gli spostamenti dei giovani esemplari nel Mediterraneo centrale.
Il progetto LIFE TURTLENEST, coordinato da Legambiente e cofinanziato dall’Unione Europea, coinvolge Italia, Francia e Spagna e punta a migliorare la conservazione dei siti di nidificazione della specie, sempre più influenzati dai cambiamenti climatici e dall’espansione delle deposizioni nel Mediterraneo occidentale.
Seguire i “lost years” per proteggere la specie
Le prime fasi di vita delle tartarughe marine rappresentano ancora oggi uno dei capitoli meno conosciuti della biologia di Caretta caretta. Dopo la schiusa, infatti, i piccoli scompaiono rapidamente in mare aperto e per anni risultano estremamente difficili da monitorare. È proprio da qui che nasce l’espressione “lost years”, utilizzata dai ricercatori per descrivere questo lungo periodo quasi invisibile agli studi scientifici.
Per decenni si è ipotizzato che le giovani tartarughe trascorressero questa fase lasciandosi trasportare passivamente dalle correnti oceaniche, vivendo prevalentemente in ambiente pelagico tra alghe galleggianti e acque superficiali. I nuovi sistemi di telemetria satellitare stanno però iniziando a cambiare radicalmente questa visione.
Comprendere questi movimenti è fondamentale non solo dal punto di vista biologico, ma anche per la conservazione della specie. Identificare le aree nursery frequentate dai giovani esemplari potrebbe aiutare a individuare nuove zone da proteggere e ridurre rischi legati a pesca accidentale, inquinamento plastico e traffico marittimo.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti del progetto: seguire il viaggio di una baby tartaruga significa iniziare a ricostruire una fase della vita che, fino a pochi anni fa, restava quasi completamente sconosciuta alla scienza mediterranea.




