Home » Allevamento Tartarughe, Schede, Schede Tartarughe, Tartarughe d'acqua

Trachemys: Scheda Allevamento

Inserito da il 3 novembre 2011 – 09:09   
Trachemys: Scheda Allevamento

In questa pagina troverete la scheda d’allevamento riguardante la tartaruga Trachemys. La scheda è completa di informazioni sull’alimentazione, la riproduzione, le caratteristiche fisiche e comportamentali e tutto ciò che è possibile sapere per allevare al meglio questa specie.

 

Classificazione

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Subphylum: Vertebrata
Infraphylum: Gnathostomata
Classe: Sauropsidia (Reptilia)
Sottoclasse: Anapsida
Ordine: Testudines
Sottordine: Cryptodira
Superfamiglia: Testudinoidea
Famiglia: Emydidae
Genere: Trachemys (Agassiz, 1857)

Specie e sottospecie:
  • Adiutrix (Vanzolini, 1996)
  • Callirostris (Gray, 1856)
    • Trachemys callirostris callirostris (Gray, 1856)
    • Trachemys callirostris chichiriviche  (Pritchard & Trebbau, 1984)
  • Decorata (Barbour & Carr, 1940)
  • Decussata (Gray, 1831)
    • Trachemys decussata angusta (Barbour & Carr, 1940)
    • Trachemys decussata decussata (Gray, 1831)
  • Dorbigni (Duméril & Bibron, 1835)
  • Emolli (Legler, 1990)
  • Gaigeae (Hartweg, 1939)
    • Trachemys gaigeae gaigeae (Hartweg, 1939)
    • Trachemys gaigeae hartwegi (Legler, 1990)
  • Nebulosa (Van Denburgh, 1895)
    • Trachemys nebulosa hiltoni (Carr, 1942)
    • Trachemys nebulosa nebulosa (Van Denburgh, 1895)
  • Ornata (Gray, 1831)
  • Scripta (Schoepff, 1831)
    • Trachemys scripta elegans (Wied, 1839)
    • Trachemys scripta scripta (Schoepff, 1792)
    • Trachemys scripta troostii (Holbrook, 1836)
  • Stejnegeri (Schmidt, 1928)
    • Trachemys stejnegeri malone (Barbour & Carr, 1938)
    • Trachemys stejnegeri stejnegeri (Schmidt, 1928)
    • Trachemys stejnegeri vicina (Barbour & Carr, 1940)
  • Taylori (Legler, 1960)
  • Terrapen (Lacépède, 1788)
  • Venusta (Gray, 1856)
    • Trachemys venusta cataspila (Gunther, 1856)
    • Trachemys venusta grayi
    • Trachemys venusta iversoni
    • Trachemys venusta panamensis
    • Trachemys venusta uhrigi
    • Trachemys venusta venusta (Gray, 1856)
  • Yaquia

La classificazione delle Trachemys è cambiata tantissimo negli ultimi anni e potrebbe ancora cambiare con le future ricerche.

 

Habitat naturale ed origini

Anche se in Italia sono conosciute solo poche specie, il genere Trachemys ha una discreta varietà di specie. Esse spaziano lungo tutto il continente americano (preferibilmente nel Nord-America), sia nei luoghi caratterizzati da climi freddi, sia in luoghi in cui le temperature sono decisamente superiori, come le foreste tropicali.

Si possono trovare facilmente in stagni e fiumi, ma principalmente amano i corsi d’acqua lenti con fondo argilloso o stagni e paludi umide in cui c’è profusione di vegetazione. Spesso tollerano anche acque leggermente salmastre.

Essendo però abili nuotatrici, si avventurano anche in acque dove la profondità è maggiore e ciò avviene principalmente per motivi di caccia oppure per effettuare il letargo a temperature più favorevoli.

Nell’ultimo decennio son state trovate vere e proprie colonie, ben insediate, anche in Europa; ciò ovviamente è conseguenza dei forti abbandoni effettuati una volta che le tartarughe, acquistate piccolissime, diventavano troppo grandi da gestire. Questo però, sottolinea anche la grande adattabilità ai nostri climi, di questa specie.

mappa diffusione trachemys tartapedia

La Trachemys dunque, è così diffusa:
  • La specie adiutrix (chiamata anche Maranhão slider) si può individuare nella zona nord-est del Brasile, principalmente nello stato di Maranhão e nello stato del Piauí.
  • La specie callirostris (chiamata anche Colombian slider) si può individuare principalmente in Colombia ma anche in Venezuela. Fino a poco tempo fa inserita tra le sottospecie della T. scripta.
  • La specie decorata (chiamata anche Hispaniolan slider) si può individuare nelle Isole Caraibiche della Repubblica Dominicana, di Haiti, di Cuba e del Puerto Rico. Questa specie non è nativa degli USA.
  • La specie decussata (chiamata anche Cuban slider) è nativa di Cuba e dell’Isla de la Juventud, ma è stata introdotta anche nelle Isole Cayman e nell’isola di Marie Galante (in Guadalupa).
  • La specie dorbigni (chiamata anche D’Orbigny’s slider) si può individuare nella zona compresa fra Brasile e Argentina e in Uruguay.
  • La specie emolli (chiamata anche Nicaraguan slider) si può individuare in Nicaragua ed in Costa Rica.
  • La specie gaigeae (chiamata anche Big Bend slider) si può individuare nel New Mexico, nel Texas, nel nord del Messico e nello stato di Chihuahua; principalmente nel Rio Grande e nel Rio Conchos.
    Questa specie è stata spesso affiancata alla specie Scripta o al genere Pseudemys.
  • La specie nebulosa (chiamata anche Baja California slider) si può individuare nella Bassa California e negli stati messicani di Sinaloa e Sonora.
  • La specie ornata (chiamata anche Ornate slider) si può individuare negli stati messicani di Guerrero, Jalisco, Nayarit e Sinaloa.
  • La specie scripta (chiamata anche Pond slider, meglio conosciuta come “orecchie gialle/rosse”) si può individuare in Messico e in tutto il sud-est degli Stati Uniti, principalmente in Florida, in Virginia, nel Kentucky e nel Tennessee. A causa del forte commercio di questa specie, è presenza stabile anche in molti altri stati americani ed addirittura in alcuni stati europei.
    In particolare, la scripta troostii, era classificata fino a pochi anni fa, sotto il genere Pseudemys.
  • La specie stejnegeri (chiamata anche Central Antillean slider) si può individuare, come la decorata, nelle Isole Caraibiche della Repubblica Dominicana, di Haiti  e del Puerto Rico.
    La sottospecie stejnegeri malone si può individuare anche nell’isola Great Inagua, nelle Bahamas.
  • La specie taylori (chiamata anche Cuatro Ciénegas slider) si può individuare in Messico, principalmente nel bacino desertico del Cuatro Cienegas e nello stato del Coahuila. E’ la più rara tra tutte le specie di Trachemys.
  • La specie terrapen (chiamata anche Jamaican slider) si può individuare in Jamaica e nelle Bahamas.
  • La specie venusta (chiamata anche Meso-American slider) si può individuare nella zona che va dal Messico allo stato dell’Honduras.
  • La specie yaquia (chiamata anche Yaqui slider) si può individuare nello stato di Chihuahua e nello stato messicano di Sinaloa.

 

Caratteristiche fisiche

La Trachemys raggiungono varie lunghezze a seconda del sesso, dello stato in cui son allevate, dell’alimentazione e della sottospecie. Le misure variano quindi, dai 15/20cm dei maschi, ai 25/35cm delle femmine (solo le T.venusta raggiungono dimensioni maggiori).  Le Trachemys non presentano alcun tipo di cerniera tra piastrone e carapace.

Durante il periodo di muta, gli scuti vecchi se ne cadono uno a uno, in modo da dare spazio ai nuovi presenti nello strato sottostante.

I vari aspetti fisici cambiano poi, a seconda della specie e/o sottospecie:

  • Le T. adiutrix hanno carapace ovale e la sua lunghezza massima si aggira intorno ai 15/18cm. Il piastrone presenta, su di esso, un elaborato disegno di colore grigio-oliva con bordature molto scure.
    Presenta poi, un muso sporgente con una mascella dentata nella parte superiore. Essa è nera, ma può presentare colorazioni gialle nella zona del mento e della gola.
T. adiutrix

 

  • Le T. callirostris hanno carapace verde con evidenti ocelli sugli scuti, che variano la loro colorazione da giallo a verde ad arancio; all’interno di ogni ocello è presente una piccola macchia più scura. Caratteristica di questa specie, oltre la macchia di color arancio scuro/rosso orizzontale sui lato del collo, tante piccole macchioline di forma cilindrica, di colore giallo, sotto il mento. Questo numero di macchie è minore nella sottospecie T.c.chichiriviche.
    La lunghezza massima del carapace si aggira tra i 25 e i 30cm.
T. callirostris

 

  • Le T. decorata hanno carapace allungato e bombato, con lunghezza massima intorno ai 30cm. Gli scuti sono relativamente lisci, a parte quelli marginali che presentano una seghettatura. Il carapace si presenta molto scuro con colori che variano dal grigio al marrone; mentre il piastrone presenta una colorazione di fondo che va dal giallo al crema. La testa è caratterizzata da un muso sporgente, con una dentatura poco accentuata. Lateralmente, la testa di color grigio scuro, presenta delle striature gialle con un’ulteriore striscia sopratempiale di colore giallastro. Gli arti e la coda sono scuri con colorazioni che variano dal verdastro al grigio al marrone, con la presenza di evidenti striature giallastre.
T. decorata

 

  • Le T. decussata hanno carapace ovale allungato e schiacciato, che può arrivare addirittura ai 39/40cm di lunghezza, con seghettature sul lato posteriore. Il colore di fondo del carapace varia dal verde oliva al marrone e in alcuni casi, solo nei giovani esemplari, c’è presenza d qualche “disegno”. Il piastrone è di colore giallo, con la presenza di una serie di linee verticali e ocelli scuri, su di esso. La testa si presenta di una colorazione che varia dal verde al marrone, con almeno due strisce gialle che si prolungano fino alla fine del collo. Gli arti e la coda son di colore verde con strisce gialle, più scuri nella sottospecie T.d.decussata.
T. decussata

 

  • Le T. dorbigni hanno carapace a cupola, alto al centro. Esso ha una colorazione di fondo verde, con la presenza di varie “macchie” di forma astratta per ogni scuto, che variano dal giallo all’arancio chiaro delimitate da striature scure. Spesso scambiata per la T. scripta elegans a causa delle macchie presenti ai lati del collo, simili a quelle appunto della T.s.e. ma con colorazione meno accentuata e più vicine all’arancio che al rosso.
T. dorbigni

 

  • Le T. emolli hanno il carapace che varia da verdastro a marrone con grossi ocelli di color arancio; esso può raggiungere la lunghezza di ben 35/37cm. Il piastrone è giallo con disegni astratti di colore verde chiaro che, con l’avanzare dell’età, diventano sfocati. La testa è caratterizzata da linee giallo/arancio che attraversano la testa dal collo al muso. Una di queste striature, precisamente quella che parte da dietro l’occhio, è spezzata in due all’altezza dell’orecchio.
T. emolli

 

  • Le T. gaigeae hanno il carapace che varia da verde oliva a marrone chiaro con linee curve giallo/arancio che spesso formano piccoli ocelli. Il piastrone varia da arancio chiaro a verde oliva e presenta su di esso una figura centrale di colorazione scura, formata da linee curve e strette tra loro; solitamente si estende dallo scuto gulare a quello anale. Gli arti generalmente variano da verde oliva ad arancio con striature di colore giallo/arancio. La testa è attraversata da striature giallo/arancio lungo la parte del mento, mentre presenta una macchia circolare arancio/rossa nella zona dell’orecchio.

T. gaigae

 

  • Le T. nebulosa hanno il carapace, arrotondato nella parte posteriore, che può raggiungere una lunghezza max di 35/37cm. Esso varia da marrone a verde oliva, con gli scuti marginali delimitati da linee più chiare disposte in modo irregolare. Questo reticolato è molto evidente negli esemplari giovani.  Il piastrone è giallo e presenta macchie nere regolari su di esso. La testa è grande e di colore grigiastro, con striature gialle/arancio che si estendono dalla mascella al collo. In particolare, 2/4 di queste linee, sono più ampie con una larghezza massima nella zona post-oculare. Sugli arti anteriori e la coda, si estendono striature gialle.
T. nebulosa

 

  • Le T. ornata hanno il carapace verde chiaro con disegni circolari che variano dall’arancio al rosa chiaro. La sua lunghezza massima è intorno ai 32/33cm. Il piastrone è giallo chiaro con disegni particolari, su ogni linea orizzontali degli scuti, di colore verde chiaro che andranno a sbiadirsi con l’avanzare dell’età. La testa si presenza di colore grigiastro con la presenza di striature giallo pallido, di cui due più ampie che si estendono dalla zona post-oculare all’interno collo. Gli arti sono anch’essi grigiastri con striature gialle.
T. ornata

 

  • Le T. scripta hanno il carapace che si differenzia tra le tre sottospecie: nelle T.s.scripta si presenta con una cupola centrale e meno allungato, mentre nelle altre due sottospecie (T.s.elegans e T.s.troostii) è appiattito e più lungo. La sua lunghezza massima oscilla tra i 27 e i 30cm.
    Assume una colorazione che varia dal verde oliva al marrone (con l’avanzare dell’età può diventare molto scuro) con la presenza di striature gialle. Anche il piastrone e la testa variano tra le tre sottospecie:
  1. T.s.e.: Piastrone a sfondo giallo con una macchia nera irregolare per ogni scuto; la testa è di colore verde oliva scuro ed è caratterizzata da una linea grossa di colore rosso, che si estende dalla zona post-oculare all’interno collo.
  2. T.s.s.: Piastrone a sfondo giallo con 2 o 4 macchie presenti negli scuti gulari e omerali; la testa è di colore verde oliva scuro ed è caratterizzata da una linea grossa di colore giallastro, che tende a formare una “C” riflessa, situata nella zona post-oculare.
  3. T.s.t.: Piastrone a sfondo giallo con una macchia nera a forma di ciambella per ogni scuto; la testa è di colore verde oliva scuro ed è caratterizzata da due linee grosse, parallele tra loro, di colore giallastro o arancio che si estendono, una nella zona post-oculare, l’altra parallelamente in basso.

La testa, oltre alle linee caratteristiche per ogni sottospecie, presenta altre striature gialle e, nella zona della gola, presenta un incontro di linee che spesso formano una “Y” oppure una “V”.
Gli arti sono anch’essi di un verde oliva scuro con striature gialle.

T. scripta

 

  • Le T. stejnegeri hanno il carapace che varia dal grigio al verde al marrone e, nei giovani esemplari, presenta striature giallo/arancio. La sua lunghezza massima si aggira intorno ai 24/25cm.
    Il piastrone varia dal giallo all’arancio chiaro e a volte presenta grosse macchie nere su di esso: questo capita soprattutto con la sottospecie T. stejnegeri malone.
    La testa, come gli arti, varia la sua colorazione da grigio a marrone con la presenza di striature giallastre. Solo nella zona post-oculare, presenta una striatura più larga di colore rossastro.
T. stejnegeri

 

  • Le T. taylori hanno il carapace che presenta vari disegni, sia regolari (ocelli) che irregolari. Questi disegni variano dal giallo all’arancio su fondo verdastro. Il carapace è bombato e può arrivare ai 23/25cm. Il piastrone presenta un disegno irregolare nero, mentre la testa e gli arti sono molto simili a quelli di una T. scripta elengas.
T. taylori

 

  • Le T. terrapen raggiungono i 25/27cm di lunghezza e hanno un carapace abbastanza scuro che varia dal marrone scuro al verdastro. Negli esemplari giovani, esso presenta chiari livree. Anche gli arti e la testa sono molto scuri e presentano poche striature. Mentre il piastrone è giallastro e raramente presenta delle macchie.
T. terrapen

 

  • Le T. venusta sono in assoluto le più grosse tra le Trachemys; si registrano casi di esemplari arrivati a misurare circa 50cm di carapace. Sono molto simili alle T. scripta, infatti fino a pochi anni fa erano classificate come sottospecie appunto della scripta. Soprattutto per questo motivo, non sono ancora ben definite le differenze tra le varie sottospecie della T. venusta. Gli arti sono simili a quelli delle T. scripta e, la testa in particolare, si presenta come quella della T. scripta troostii (leggermente più tendente al giallo le linee laterali). Il carapace varia la sua colorazione da verde scuro a verde oliva, con la presenza di disegni verde/gialli e ocelli arancio sparsi sui vari scuti. Il piastrone è giallo con la presenza di un disegno nero molto particolare, che si espande dal centro di esso.
T. venusta

 

  • Le T. yaquia, come le sopracitate T. venusta, erano classificate come sottospecie della scripta. Son molto simili nei lineamenti del collo e degli arti, alle T. scripta elegans, solo con colorazioni più scure. Il carapace è di colorazione uniforme marrone oliva, così com’è uniformemente colorato il piastrone di giallastro.
T. yaquia

 

Caratteristiche comportamentali

Anche se è un’abile nuotatrice, è facile osservare le Trachemys passare molte ore a crogiolarsi al sole su pietre o tronchi emersi. Ciò avviene principalmente per regolare la loro temperatura corporea, essendo animali a sangue freddo, ma viene fatto anche per sintetizzare la vitamina D3 (importantissima per il benessere del guscio) grazie all’azione dei raggi solari e per favorire la digestione.

Basking Trachemys tartapedia

Spesso si possono vedere più Trachemys una sull’altra e ciò capita principalmente per due motivi: o perché la zona basking è limitata oppure per avvicinarsi di più alla fonte di calore.

Difficilmente però, si può trovare sulla terra ferma e ciò, quando avviene, capita principalmente durante i periodi di deposizione, ma anche per cambiare habitat o per sfuggire a qualche pericolo.Infatti riesce a percepire il pericolo di predatori o di umani e, quando ciò accade, fugge velocemente in luoghi sicuri.

Esse hanno capacità uditive poco sviluppate, ma sono molto sensibili alle vibrazioni. Queste rende difficile avvicinarsi a loro senza essere “sentiti”. La loro vista è buona soprattutto con i colori forti, mentre hanno difficoltà a distinguere e a vedere colori chiari. Questo è uno dei motivi che li porta a non avere il senso del vuoto.

Esse poi, dormono sott’acqua oppure si riposano galleggiando, utilizzando il rigonfiamento della gola come aiuto per galleggiare. Non disprezzano però, di dormire anche semi-sommerse o completamente all’asciutto.

Le Trachemys non hanno saliva ed hanno la lingua fissa, ciò le impone a cibarsi esclusivamente in acqua.In natura si cibano di ciò che trovano perciò la loro dieta è molto varia: dai pesci ai molluschi, dalle piante acquatiche ai vermi, ecc…

 

Dimorfismo sessuale

E’ abbastanza facile riconoscere il sesso nelle Trachemys, l’importante è che l’esemplare abbia superato i 10/12cm di carapace. Quindi bisogna guardare principalmente, la coda e le unghie anteriori; infatti i maschi hanno la coda lunga e grossa con la cloaca situata quasi in prossimità della punta, a differenza della coda delle femmine che è corta e meno grossa; in più, i maschi, hanno le unghie anteriori molto più lunghe delle femmine e possono sfiorare  i 3cm in alcuni casi. Esse vengono usate durante la danza dell’accoppiamento e durante la danza territoriale, attraverso piccoli movimenti vibratori.

Da adulte poi, si può notare come le femmine tendano ad assumere dimensioni superiori di almeno 6-7cm a quelle dei maschi.

Questa disparità si estende anche per la maturità sessuale infatti, i maschi la raggiungono intorno ai 3 anni (in cattività anche di più) mentre le femmine non prima dei 5 anni. Ovviamente molto dipende anche dalla lunghezza: i maschi non prima dei 12cm e le femmine non prima dei 16cm.

(Nelle foto in basso si possono notare bene le differenze: a sx un esemplare femmina e a dx un esemplare maschio)

Trachemys femmina   Trachemys maschio

 

Riproduzione

Il corteggiamento e l’accoppiamento, in natura, avvengono a fine primavera/inizio estate (molto dipende anche dalla zona di appartenenza e quindi dal clima) direttamente in acqua. Il maschio si posiziona davanti alla femmina e inizia a nuotare all’indietro, facendo vibrare le sue lunghe unghia  attorno alla testa della femmina, questo può durare anche più di mezz’ora.

La femmina, se è disposta all’accoppiamento, nuota verso il maschio per poi scendere sul fondo; li avviene l’accoppiamento vero e proprio con il maschio che afferra il carapace della femmina con tutti e quattro gli arti, mentre le si posiziona sopra. Una volta posizionato, il maschio piega la coda sotto la coda della femmina per poi estrarre il pene. L’accoppiamento richiede soltanto una decina di minuti e durante ciò, il maschio assume una posizione quasi verticale. Se la femmina però, non è disposta ad accoppiarsi, può diventare aggressiva nei confronti del maschio.Dopo l’accoppiamento, la femmina trascorre molto tempo a fare basking, subendo anche un cambiamento volontario nella propria dieta.

La nidificazione avviene dopo circa 30/40 giorni dalla copula (le femmine possono comunque conservare lo sperma del maschio anche per alcuni anni); una femmina può deporre più volte in un anno (le specie delle zone calde arrivano a 5 volte all’anno) da 3 a 30 uova, a seconda della sua età. Le deposizioni distano l’una dall’altra circa 15/30 giorni.

Le femmine possono viaggiare anche per distanze considerevoli, prima di trovare un luogo idoneo per la nidificazione. Scelgono prevalentemente le aree sabbiose o le aree con terriccio umido, in cui ci sia abbondanza di sole. Trovato il luogo adatto, la femmina inizierà a scavare con le zampe posteriori e, una volta terminato, deporrà le uova. Quest’ultime saran deposte circa una ogni minuto.
Se la nidificazione viene fatta tardi e la schiusa avviene in periodo autunno-invernale, i cuccioli possono svernare nel nido per poi emergere in primavera.

Le uova impiegano all’incirca 60/80 giorni per schiudersi, ma anche ciò è determinato dalla posizione geografica e quindi dal clima; in zone come la Florida c’è bisogno di circa 3 mesi e addirittura nell’area di New York si può arrivare anche a più di 100 giorni d’incubazione.

I cuccioli rompono il guscio coriaceo dell’uovo con il “dente da uovo”, situato sull’estremità del muso. Esso cade poco tempo dopo la schiusa e non ricrescerà mai più. I cuccioli possono rimanere anche un paio di giorni nel guscio d’uovo dopo la schiusa. Al momento della schiusa, i piccoli misurano circa 3cm.

Trachemys nascita

I cuccioli  prendono il nutrimento vitale da una sacca che sporge dal centro del piastrone, il cosiddetto sacco vitellino. Quest’ultimo è di vitale importanza e fornisce nutrimento anche alcune settimane dopo essere stato completamente assorbito.

Se la riproduzione viene effettuata in cattività, si consiglia di lasciare almeno due giorni le uova nel terreno prima di metterle in incubatrice, in modo da rendere il guscio più forte. Rimuovere con molta attenzione lo sporco presente sulle uova e poi porle nel contenitore dell’incubatrice riempito con Vermiculite umida. Le uova devono essere seppellite nella Vermiculite solo per metà.

Mai inclinare o ruotare le uova dalla posizione originale in cui erano state deposte, rischio soffocamento dell’embrione.

Per le temperature poi, dipende dal sesso che vogliamo ottenere, ovvio non è affidabile al 100%.
Se impostiamo la temperatura dell’incubatrice tra i 29°C e i 31,1°C (84°F – 88°F) dovremmo avere per lo più cuccioli femmina. Maggiore è la temperatura, più è alta la possibilità di avere delle femmine ma è anche più alta la possibilità di avere cuccioli con scuti deformi. Se impostiamo la temperatura dell’incubatrice tra i 24°C e i 27°C (75,2°F – 79°F) dovremmo avere per lo più cuccioli maschi.

La temperatura ideale d ‘incubazione, per avere un mix di sessi dei cuccioli, è circa 28°C (82,5°F), con umidità del 75%.

 

Allevamento in cattività

La causa principale della formazione di vere e proprie colonie di Trachemys in Italia, è proprio la facilità di ambientamento nel nostro paese ed al nostro clima. Questo fa si, che possano essere allevate tutto l’anno all’esterno in un laghetto. Ovviamente per non aver problemi con le temperature rigide invernali, il laghetto deve essere profondo almeno 80cm oltre i 30cm di sabbia da depositare sul fondo per aiutare le tartarughe ad effettuare un sicuro letargo.

Per ricreare le condizioni naturali in cui vivono, è opportuno realizzare dislivelli che permettano di riposare o di uscire dall’acqua  più facilmente, inserire cortecce, tronchi e/o zone asciutte per facilitare il basking. Importante è non dimenticare di creare zone d’ombra per favorire l’autoregolazione corporea.

All’esterno di esso, va lasciata una zona asciutta preferibilmente di terriccio oppure di un mix tra terriccio (75%) e sabbia (25%); questa zona, insieme al laghetto, va recintata da un minimo di 40cm di altezza in su e altri 40cm sottoterra per evitare fughe, dato che son ottime arrampicatrici e scavatrici.

Se invece vogliamo allevarle in casa, c’è da tener conto di alcune norme fondamentali per il loro benessere.

La linea guida per il litraggio dell’acquaterrario, deve rispettare questi fattori: almeno 25 litri ogni 3cm di carapace (es. una Trachemys da 10cm ed una da 14cm han bisogno di almeno 200 litri), con acqua alta almeno il doppio della lunghezza del carapace.

Un acqua-terrario per un’adulta, deve essere come minimo 100x50x50, mentre per due adulte perlomeno 110*60*60. Questa linea deve essere rispettata soprattutto per gli esemplari sub-adulti ed adulti; essendo infatti, la Trachemys, una specie assai territoriale, può capitare di vederle “combattere” per la dominanza e ciò può portare a conseguenze spiacevoli.

Acquario trachemys tartapedia

Altro aspetto fondamentale, è la presenza di una zona emersa asciutta. Su questa zona emersa si devono puntare due lampade: la lampada (o neon) uvb 5% e la lampada spot di almeno 35w.

La lampada uvb deve restare accesa dalle 8 alle 10 ore ed è importantissima per la sinterizzazione della vitamina D3, che sostiene l’assimilazione del calcio e quindi la crescita e la salute del guscio e delle ossa. Essa simula i raggi solari.
Va posizionata ad una distanza max di 25cm, dopo i 30cm non è più efficace.Importante posizionare la uvb senza nessun tipo di ostacolo o filtraggio tra essa e la zona emersa, altrimenti l’irradiazione diventa inutile.

La lampada spot deve restare accesa dalle 5 alle 7 ore ed è importantissima per l’equilibrio della digestione (molto lenta nelle tartarughe) e per l’autoregolazione corporea. Essa simula il calore proveniente dal Sole.
Va posizionata ad una distanza idonea a creare 30/32°C sulla zona irradiata da essa.

Se l’acquaterrario è posizionato all’esterno, in un luogo in cui arriva il sole diretto almeno 8 ore al giorno, allora si possono evitare le lampade spot e uvb.

Nei periodi di freddo poi, va controllata la temperatura attraverso un termo-riscaldatore regolabile. Visto che in casa è impossibile far effettuare un corretto letargo ma soltanto un dannoso semi-letargo, bisogna quindi regolare il termo-riscaldatore sui 24/25°C. Nei periodi miti il termo-riscaldatore è inutile in quanto, la temperatura di 24°C dell’acqua, vien raggiunta facilmente senza di esso.

Ultima poi, ma non per importanza, è la pulizia dell’acqua. Le Trachemys possono essere soggette a micosi della cute e della corazza o addirittura a scud (setticemia).
Per evitare ciò, bisogna utilizzare un filtro esterno da acquario, riempito (partendo dal lato d’ingresso dell’acqua, di solito sul fondo) con spugna grossa e poi molteplici cannolicchi di ceramica.

I filtri interni con le Trachemys son praticamente inutili, in quanto creati per i pesci che sporcano assai meno. Possono effettuare un discreto compito soltanto con Trachemys baby.

Infine evitate ogni tipo di decorazione inutile: potrebbero ferirsi oppure ingerirle, creando occlusioni.

 

Alimentazione

La Trachemys sono dei veri e propri spazzini: mangiano qualsiasi cosa passi per la loro bocca.

Da giovani sono prevalentemente carnivori e ciò è dovuto anche alla “volontà” di assumere maggior quantità di proteine animali ad alto valore nutrizionale. Man mano che crescono la loro dieta assume sempre maggiori percentuali di alimenti di origine vegetale.

L’alimentazione in natura è molto varia e si basa su: insetti acquatici, lumache, pesci, crostacei, molluschi, anfibi, piante acquatiche e alghe, vermi e addirittura uccelli (anatre ed uccelli che si posano a galla), piccoli mammiferi (procioni, castori, puzzole, ecc) e carogne.
Se il cibo scarseggia, si possono osservare casi di “cannibalismo” verso altre tartarughe della stessa specie e non.

Anche in cattività la dieta deve essere molto varia, per essere equilibrata. Fondamentale dire subito che:
“I gamberetti essiccati sono da evitare ASSOLUTAMENTE, così come le crocchette per cani e gatti”.

no gamberetti secchi tartapedia

Le Trachemys baby devono essere alimentate sei giorni su sette fornendo una dieta basata su: pesci freschi o decongelati (preferibilmente di fiume, più adatti e bilanciati), insetti (preferibilmente allevati e non catturati) e invertebrati di terra e/o di acqua.  Si possono aggiungere all’alimentazione: crostacei, verdure, piante acquatiche, pellets e frutta (quest’ultima molto raramente.

Man mano che crescono, l’alimentazione deve cambiare favorendo un maggior apporto di vegetali e deve essere diminuito il numero di giorni della settimana in cui vengono nutrite, fino ad arrivare a tre o quattro giorni su sette.
Con parsimonia (poche volte al mese) si può somministrare anche carne bianca e fegatini di pollo.

Importante è anche l’apporto di calcio quindi, oltre alla somministrazione di invertebrati con guscio ricco di calcio, è opportuno lasciare sempre a disposizione, in acqua, un osso di seppia. Quest’ultimo sarò rosicato quando le tartarughe né sentiranno il bisogno.

Se si effettua una giusta e varia dieta, l’utilizzo di vitamine è alquanto inutile; anzi l’integrazione vitaminica è da fare solo sotto consiglio di un veterinario esperto in rettili.

Le quantità di cibo da fornire devono essere regolate in base al volume della testa. Infatti il volume dello stomaco è proprio pari a quello della testa. Con la verdura si può anche esagerare un po’.

I cibi in commercio come pellets, stick e quant’altro, sono da considerarsi prodotti occasionali anche se sulle confezioni appaiono scritte come “Mangime completo e bilanciato”.

Le Trachemys hanno una digestione assai lenta e quindi è opportuno fornire loro il cibo una sola volta al giorno, di mattina.
Per maggiori informazioni su quali cibi dare nello specifico, guardare la guida “Corretta Alimentazione per Tartarughe Acquatiche

 

Letargo (Bruma)

La maggior parte dei rettili, così come le Trachemys, non effettuano un vero e proprio letargo, in realtà “brumano”. La “brumazione” si differenzia dal letargo nei processi metabolici coinvolti. Infatti le Trachemys tendono a svegliarsi dal “sonno” per bere o nei giorni in cui le temperature si alzano di qualche grado, per poi tornare a “dormire” appena le temperature iniziano a scendere di nuovo.

Quando le temperature iniziano a diventare più rigide, le Trachemys smettono di alimentarsi e si svuotano completamente. Il loro metabolismo viene quasi azzerato, in modo da non aver più bisogno di cibo e di poter passare così l’inverno senza alimentarsi. Con il rallentamento del metabolismo e il successivo stato di “bruma”, le energie e i grassi consumati sono quasi pari a zero.

Un perfetto letargo viene effettuato a temperature inferiori ai 10°C (50°F) e superiori ai 4°C (39°F), in genere sul fondo fangoso o sabbioso di laghi e stagni, ma si son registrati anche dei casi di letargo fuori dall’acqua, in tronchi incavi e barche.

Esse tendono a riavviare il loro metabolismo nei mesi di marzo e aprile, cioè nei periodi in cui le temperature si rialzano restando costanti.

Per quanto riguarda l’argomento “letargo” per le Trachemys in cattività, questo è ancora molto sconosciuto.
In casa il letargo è assolutamente impossibile da effettuare in quanto non ci sono le condizioni adatte, cioè non è possibile avere temperature stabili fra i 4°C e i 10°C. Quindi, se non si dispone di luoghi come cantine, garage o mansarde in cui quelle temperature si verificano, è obbligatorio munirsi di termo-riscaldatore regolabile da impostare sui 24/25°C. In questo modo evitiamo di far verificare lo stato di semi-letargo in cui le Trachemys non riescono ad azzerare il loro metabolismo, a causa delle temperature non troppo basse e quindi continuano a consumare energie ma, allo stesso tempo, le temperature son troppo basse per favorire loro di alimentarsi. Quindi consumano energie ma non né assumono e ciò è molto pericoloso.

Temperature troppo basse (<4°C) invece, potrebbero creare danni da assideramento e spesso questo significa la morte.

Se invece possediamo un laghetto o una vasca all’aperto, questo deve essere profondo almeno 80cm, oltre i 30cm di sabbia da depositare sul fondo, per aiutare le tartarughe ad effettuare un sicuro letargo. Infatti se all’esterno del laghetto si verificano temperature molto rigide (<0°C), sul fondo del laghetto ci saranno temperature che si aggirano sui 4°C; questo accade perché l’acqua con densità maggiore si deposita sul fondo. Se il laghetto fosse appena 40cm e si verificassero temperature sotto lo zero, sul fondo ci sarebbero soltanto 2°C, non sufficienti a permettere un letargo sicuro.
E’ buona norma rompere il ghiaccio che si forma sul laghetto, almeno una volta ogni 10 giorni.

Laghetto ghiacciato Trachemys

Il letargo non è fondamentale per questa specie ma, se fatto, aiuta la fertilità e “allunga” la loro vita.
Evitate di mandare in letargo tartarughe malate o debilitate perché, a causa delle loro condizione non ottimali, andrebbero incontro a morte quasi certa.

Non tutte le Trachemys effettuano letargo; le specie che non effettuano letargo sono quelle delle aree con temperature miti tutto l’anno, quindi quelle delle area: brasiliana, colombiana, caraibica/cubana e jamaicana.

 

Legislazione e Status Giuridico

Negli Stati Uniti è stata vietata la vendita di Trachemys sotto i 10cm, tranne per scopi didattici o di ricerca, dalla “US Food and Drug Administration” nel 1975 per impedire la diffusione di salmonellosi nei bambini. Tuttavia, i cuccioli di Trachemys, son stati e sono regolarmente esportati verso l’Europa e l’Asia, nella prima come animali domestici mentre nella seconda soprattutto come genere alimentare.

Dal 3 agosto 2016, in Europa, è stata vietata la riproduzione, la vendita/cessione e l’allevamento della specie “Trachemys scripta“. Per maggiori informazioni riguardo quest’ultima normativa: bit.ly/2k0cNnl
Inoltre la  “Trachemys scripta elegans” è inserita nell’Allegato B del Regolamento CE n° 338/97 che prevede l’applicazione CITES e ne vieta l’importazione nei paesi della Comunità Europea, questo per salvaguardare le specie di flora e fauna autoctone.

 

 

 

 

© Copyright – Tartapedia
RIPRODUZIONE CONSENTITA SOLO IN PARTE E SOLO SE ACCOMPAGNATA DA LINK ALLA FONTE
NON E’ CONSENTITA ALTERAZIONE DEL TESTO ORIGINALE