Abstract
Il sesso nelle tartarughe marine è determinato dalle condizioni di incubazione, sollevando preoccupazioni riguardo alla femminilizzazione delle popolazioni e alla perdita di diversità genetica dovute all’aumento delle temperature. I dati demografici sui maschi riproduttori sono limitati a causa della loro relativa inaccessibilità. Il campionamento dei piccoli può fornire informazioni sulla paternità multipla (MP) e sui rapporti tra i sessi riproduttivi (BSR), ma è logisticamente impegnativo, limitando il numero di nidi e popolazioni analizzate. In questo studio è stato presentato un nuovo approccio per caratterizzare i maschi che si riproducono con successo, mediante genotipizzazione degli spermatozoi intrappolati nella membrana perivitellina (PVM) che circonda il tuorlo di un singolo uovo per covata. Sono stati confrontati i genotipi materni ottenuti dai gusci delle uova con i genotipi estratti dalla PVM in 27 uova di tartaruga caretta (Caretta caretta) e 13 uova di tartaruga verde (Chelonia mydas) provenienti da Melbourne Beach, Florida (USA), utilizzando rispettivamente 16 e 13 loci microsatellite. I genotipi dei piccoli campionati (620 Caretta caretta e 1117 tartarughe verdi) hanno fornito una validazione delle alleli spermatici rilevati nella PVM. Le analisi di paternità hanno identificato 38 maschi di Caretta caretta e 29 di Chelonia mydas, tutti tranne due correttamente inferiti attraverso i dati allelici della PVM. Tutti gli alleli paterni relativi a covate con paternità singola e i contributori principali nelle covate a paternità multipla sono stati rilevati nei genotipi della PVM, eccetto in un caso di sovrastima del DNA materno sulla PVM. Sette degli otto maschi che contribuivano per ≤ 11% della prole sono stati rilevati tramite genotipizzazione della PVM, un risultato comparabile alle inferenze ottenute campionando 20 piccoli per nido. I genotipi paterni derivati dalla PVM nelle covate a paternità singola hanno mostrato una concordanza superiore al 99% con i genotipi dei maschi ricostruiti in entrambe le specie. Sebbene richieda la distruzione di un singolo uovo per covata, questo metodo non è invasivo per le femmine nidificanti né per i piccoli. La sua scalabilità nello spazio e nel tempo consente il monitoraggio a lungo termine della paternità multipla e dei rapporti tra i sessi riproduttivi, parametri demografici chiave per valutare la vitalità delle popolazioni in un contesto di cambiamento climatico. I genotipi maschili ottenuti dalla PVM nelle covate a paternità singola possono inoltre contribuire all’assegnazione di popolazione, alla valutazione della connettività genetica e alle analisi di parentela.
Sviluppo dello studio
La difficoltà nel raccogliere dati sui maschi riproduttori rappresenta da tempo uno dei principali limiti nello studio della biologia e della demografia delle tartarughe marine. A differenza delle femmine, che possono essere monitorate durante la nidificazione, i maschi rimangono per la maggior parte del tempo in mare aperto, rendendo complesso ottenere informazioni dirette sulla loro partecipazione riproduttiva, sulla struttura genetica e sul contributo alla variabilità delle popolazioni.
Tradizionalmente, l’analisi della paternità nelle tartarughe marine si basa sul campionamento dei piccoli, attraverso il quale è possibile ricostruire i genotipi paterni e stimare parametri fondamentali come la paternità multipla e il rapporto tra i sessi riproduttivi. Tuttavia, questo approccio richiede un’intensa attività di campionamento su un numero elevato di neonati per ciascun nido, con evidenti limiti logistici e operativi che riducono la possibilità di estendere tali analisi su larga scala spaziale e temporale.
Lo studio introduce un approccio innovativo basato sull’analisi genetica degli spermatozoi intrappolati nella membrana perivitellina (PVM), una struttura che circonda il tuorlo dell’uovo e che può contenere residui di spermatozoi utilizzati durante la fecondazione. Questo materiale rappresenta una fonte diretta di DNA paterno, permettendo di ottenere informazioni genetiche sui maschi senza la necessità di campionare un elevato numero di piccoli.
Per testare l’efficacia di questo metodo, i ricercatori hanno analizzato uova di Caretta caretta e Chelonia mydas provenienti da Melbourne Beach, in Florida, confrontando i genotipi materni, ottenuti dai gusci, con quelli paterni derivati dalla PVM. L’utilizzo di marcatori microsatellite ha permesso di identificare con precisione gli alleli paterni e di confrontarli con quelli ricostruiti attraverso l’analisi tradizionale dei piccoli.
I risultati dimostrano che la genotipizzazione della PVM consente di identificare in modo affidabile i maschi riproduttori, inclusi quelli che contribuiscono in misura minore alla covata. In particolare, la concordanza tra i genotipi paterni derivati dalla PVM e quelli ricostruiti tramite i piccoli è risultata estremamente elevata, superando il 99% nei casi di paternità singola. Anche nelle covate a paternità multipla, il metodo si è dimostrato efficace nel rilevare i contributori principali, con una capacità di rilevamento comparabile a quella ottenuta attraverso il campionamento di numerosi neonati.
Un aspetto rilevante emerso dallo studio riguarda i limiti del metodo, in particolare nei casi in cui il DNA materno può sovrastare quello paterno all’interno della PVM, riducendo la capacità di rilevare alcuni contributi minoritari. Nonostante ciò, l’approccio si dimostra complessivamente robusto e altamente promettente.
Dal punto di vista applicativo, questo metodo rappresenta un significativo avanzamento per lo studio della genetica delle popolazioni di tartarughe marine. La possibilità di ottenere informazioni sui maschi a partire da un singolo uovo per covata consente infatti di ampliare notevolmente la scala delle analisi, rendendo possibile il monitoraggio di parametri demografici chiave su un numero maggiore di nidi e popolazioni.
Conclusioni
Lo studio dimostra che gli spermatozoi intrappolati nella membrana perivitellina costituiscono una fonte affidabile di DNA paterno, permettendo di identificare i maschi riproduttori e di analizzare parametri demografici fondamentali senza ricorrere a campionamenti estesi dei piccoli.
Questo approccio rappresenta un’innovazione metodologica rilevante, in quanto consente di superare i limiti logistici delle tecniche tradizionali e di estendere il monitoraggio genetico su scale spaziali e temporali più ampie.
In un contesto di cambiamento climatico, in cui la determinazione del sesso dipendente dalla temperatura può alterare profondamente i rapporti tra maschi e femmine, strumenti di questo tipo risultano fondamentali per valutare la struttura e la resilienza delle popolazioni.
L’applicazione su larga scala di questa metodologia potrà contribuire in modo significativo alla comprensione della connettività genetica, delle dinamiche riproduttive e della vitalità a lungo termine delle tartarughe marine.




