Mentre nel Mediterraneo orientale continuano ad aumentare le prime nidificazioni del 2026, anche Tunisia e Cipro entrano ufficialmente nella nuova stagione riproduttiva della Caretta caretta. Due eventi molto diversi tra loro, ma entrambi significativi per comprendere quanto il Mediterraneo stia diventando sempre più dinamico dal punto di vista delle nidificazioni.
In Tunisia il primo nido dell’anno è stato documentato sulla spiaggia di El Kantaoui, a Sousse, nella notte del 16 maggio, sotto il coordinamento dell’Istituto Nazionale di Scienze e Tecnologie Marine tunisino insieme ad associazioni locali e autorità territoriali.
La deposizione assume particolare interesse perché arriva in una delle aree costiere più antropizzate e turistiche del Paese, nel Golfo di Hammamet, confermando ancora una volta come le tartarughe marine continuino a utilizzare anche litorali fortemente frequentati dall’uomo.
Negli ultimi anni la Tunisia sta acquisendo un ruolo sempre più interessante nello studio delle nidificazioni mediterranee. Storicamente le Isole Kuriat rappresentavano il principale sito riproduttivo tunisino conosciuto, ma nuove ricerche hanno recentemente confermato la presenza di ulteriori aree di deposizione lungo la costa orientale del Paese.
Questa espansione delle segnalazioni riflette una trasformazione che sta interessando gran parte del Mediterraneo. Non si tratta soltanto di un aumento delle attività di monitoraggio: sempre più spiagge considerate secondarie o occasionali stanno mostrando nidificazioni regolari o sempre più frequenti.
Cipro tra speranza e criticità
Anche a Cipro la stagione 2026 è ufficialmente iniziata, ma con due episodi molto diversi tra loro nel giro di pochi giorni.
Il 13 maggio, durante le pattuglie sulle spiagge nei pressi di Akdeniz (Ay Irini), i volontari di SPOT Marine Life hanno individuato il primo nido dell’anno dell’isola. La scoperta, però, si è trasformata rapidamente in una notizia amara: il nido era già stato completamente predato dai cani randagi prima che potesse essere protetto.
Secondo l’associazione, la situazione sarebbe peggiorata drasticamente negli ultimi anni. In alcune aree del nord di Cipro, centinaia di nidi verrebbero distrutti ogni stagione da cani vaganti che percorrono le spiagge durante la notte. Dal 2020 sarebbero aumentati anche gli attacchi alle femmine adulte durante la deposizione, con casi documentati di esemplari morti a causa delle ferite riportate.
Solo due giorni dopo, però, è arrivato anche un segnale positivo. Sulla spiaggia di Alagadi è stato infatti individuato e messo in sicurezza il primo nido protetto della stagione 2026. Le tracce fresche osservate durante il monitoraggio mattutino hanno permesso ai volontari di intervenire rapidamente, inaugurando ufficialmente la nuova stagione di protezione dei nidi nell’area.
Il caso cipriota mostra bene quanto le prime settimane della stagione possano essere decisive: da una parte le crescenti difficoltà legate alla gestione del territorio e della fauna vagante, dall’altra l’importanza del monitoraggio costante delle spiagge e dell’intervento tempestivo dei team di conservazione.
L’Italia verso una nuova stagione di monitoraggi
Con l’avvicinarsi dell’estate cresce anche l’attenzione lungo le coste italiane, dove negli ultimi anni le nidificazioni di Caretta caretta sono diventate sempre più frequenti e diffuse.
Se fino a poco tempo fa molte deposizioni venivano considerate eventi eccezionali, oggi il monitoraggio delle spiagge italiane è entrato stabilmente nelle attività stagionali di enti, associazioni e reti di recupero. Dalla Sicilia all’alto Adriatico, passando per Tirreno e Ionio, aumentano infatti le segnalazioni di risalite e nidificazioni anche in contesti altamente turistici.
Le prime deposizioni documentate nel Mediterraneo, in Grecia, Tunisia, Turchia e Cipro, rappresentano quindi anche un segnale per l’Italia: è proprio nelle settimane iniziali della stagione che si attivano controlli, protocolli e reti di intervento che nei mesi estivi saranno fondamentali per individuare e proteggere quanti più nidi lungo le nostre coste.
E negli ultimi anni il Mediterraneo ha mostrato sempre più chiaramente come le tartarughe marine stiano modificando progressivamente tempi e aree di nidificazione, rendendo il monitoraggio costante uno degli strumenti più importanti per comprendere l’evoluzione della specie nel nostro mare.




