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From juveniles to adults: Ontogenetic and seasonal patterns of loggerhead turtles in oceanic Mediterranean habitats

Arturo Inturri by Arturo Inturri
10 Giugno 2026
in News, Pubblicazioni scientifiche
From juveniles to adults: Ontogenetic and seasonal patterns of loggerhead turtles in oceanic Mediterranean habitats
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Pasanisi, Eugenia & Maffucci, Fulvio & Atzori, Fabrizio & Azzolin, Marta & Campana, Ilaria & Carosso, Lara & Castelli, Alberto & Costantino, Matteo & David, Léa & Di-Meglio, Nathalie & Farina, Marianna & Garcia-Garin, Odei & Gregorietti, Martina & Grossi, Francesca & Hochscheid, Sandra & Pace, Daniela & Pecoraro, Marco & Marine, Roul & Santini, Elena & Arcangeli, Antonella. (2026). From Juveniles to Adults: Ontogenetic and Seasonal Patterns of Loggerhead Turtles in Oceanic Mediterranean Habitats. Marine Environmental Research. 108112. 10.1016/j.marenvres.2026.108112.

Abstract

La tartaruga marina comune (Caretta caretta), una delle specie di megafauna più diffuse ed ecologicamente significative del Mediterraneo, presenta cambiamenti ontogenetici nella distribuzione spaziale e nell’utilizzo degli habitat nel corso del proprio ciclo vitale, che variano ulteriormente in risposta alle differenti condizioni ambientali stagionali. Tuttavia, il modo in cui ontogenesi e stagionalità interagiscono nel determinare l’utilizzo degli habitat oceanici su larga scala rimane ancora poco conosciuto. La maggior parte delle ricerche si è concentrata sulle aree costiere, mentre gli habitat oceanici, fondamentali per lo sviluppo, l’alimentazione e le migrazioni, hanno ricevuto un’attenzione relativamente limitata. In questo studio sono stati analizzati i modelli spaziali e stagionali delle tartarughe marine negli ambienti oceanici del Mediterraneo occidentale e del Mare Adriatico, utilizzando monitoraggi standardizzati effettuati da traghetti di linea tra il 2019 e il 2024 nell’ambito dei progetti LIFE CONCEPTU MARIS e FLT Med Net. Per la prima volta a questa scala geografica, gli individui sono stati assegnati in modo sistematico a tre differenti stadi vitali: giovanili precoci (early juveniles), giovanili tardivi (late juveniles) e adulti, consentendo confronti ontogenetici robusti tra le stagioni mediante analisi multivariate e modelli di distribuzione della specie specifici per ciascuna classe di età.

Le associazioni con le variabili ambientali sono risultate parzialmente sovrapposte tra gli stadi vitali, ma hanno mostrato differenze coerenti in funzione dell’ontogenesi e della stagione, con una separazione particolarmente marcata durante la primavera e l’autunno. Gli early juveniles sono risultati associati ad acque calde, produttive e dinamiche, mentre gli adulti sono stati osservati prevalentemente in habitat offshore più profondi e caratterizzati da una maggiore stabilità termica. I late juveniles hanno mostrato associazioni più ampie e variabili, occupando frequentemente aree di transizione tra piattaforma continentale e mare aperto influenzate da fenomeni oceanografici di mesoscala. Su scala di bacino, le regioni algerina, tirrenica e adriatica sono emerse come aree offshore ricorrenti utilizzate da più stadi vitali, sebbene la loro estensione spaziale e la loro importanza stagionale variassero tra le diverse classi di età. Integrando le prospettive ontogenetiche e stagionali, questo studio migliora la comprensione dell’ecologia spaziale di Caretta caretta nel Mediterraneo e identifica aree offshore persistenti di rilevanza conservazionistica, evidenziando la necessità di estendere le strategie di gestione e tutela oltre i soli ecosistemi costieri.

Sviluppo dello studio

Le conoscenze attuali sulla distribuzione delle tartarughe marine nel Mediterraneo derivano in larga misura da studi condotti nelle aree costiere, nei siti di nidificazione e nei principali habitat di alimentazione prossimi alla terraferma. Sebbene queste ricerche abbiano contribuito in modo significativo alla comprensione della biologia e della conservazione di Caretta caretta, una parte sostanziale del ciclo vitale della specie si svolge in ambienti oceanici lontani dalla costa, dove il monitoraggio risulta logisticamente più complesso e, di conseguenza, molto meno frequente. Questa limitazione ha generato nel tempo una conoscenza frammentaria delle dinamiche che regolano la distribuzione degli individui in mare aperto, soprattutto quando si considerano contemporaneamente le diverse fasi della crescita e le variazioni stagionali.

Partendo da questa lacuna conoscitiva, gli autori hanno sviluppato uno studio finalizzato a comprendere come l’ontogenesi e la stagionalità influenzino l’utilizzo degli habitat oceanici nel Mediterraneo occidentale e nel Mare Adriatico. L’obiettivo non era semplicemente individuare le aree frequentate dalle tartarughe, ma comprendere se individui appartenenti a differenti stadi vitali selezionassero ambienti diversi e come tali preferenze cambiassero durante l’anno.

Per raggiungere questo risultato sono stati utilizzati i dati raccolti nell’ambito dei progetti LIFE CONCEPTU MARIS e FLT Med Net tra il 2019 e il 2024. Le osservazioni sono state effettuate attraverso monitoraggi standardizzati condotti a bordo di traghetti di linea, una metodologia che negli ultimi anni si è affermata come uno degli strumenti più efficaci per studiare la megafauna marina su vasta scala. L’utilizzo di rotte percorse regolarmente durante tutto l’anno consente infatti di ottenere una copertura spaziale estremamente ampia e di raccogliere dati comparabili nel tempo, riducendo molti dei limiti associati alle campagne di ricerca tradizionali.

Nel corso dello studio sono state registrate quasi 3.000 osservazioni di Caretta caretta, un numero particolarmente rilevante considerando l’estensione geografica dell’area investigata. Ogni avvistamento è stato associato a informazioni relative alle dimensioni dell’animale, permettendo ai ricercatori di assegnare gli individui a tre differenti stadi ontogenetici: giovanili precoci (early juveniles), giovanili tardivi (late juveniles) e adulti. Questa classificazione rappresenta uno degli aspetti più innovativi del lavoro, poiché ha consentito di confrontare in maniera sistematica il comportamento spaziale delle diverse fasi della vita all’interno dello stesso quadro ecologico.

Successivamente, ciascuna osservazione è stata integrata con una serie di variabili ambientali ottenute da dati satellitari e modelli oceanografici. Tra i parametri considerati figuravano la temperatura superficiale del mare, la concentrazione di clorofilla, la profondità dei fondali, la distanza dalla costa e diversi indicatori della dinamica delle masse d’acqua. Queste informazioni sono state utilizzate per costruire modelli di distribuzione specifici per ciascuna classe ontogenetica e per ogni stagione, consentendo di identificare le condizioni ambientali maggiormente associate alla presenza delle tartarughe.

Le analisi hanno evidenziato come l’utilizzo dello spazio da parte della specie sia il risultato dell’interazione tra caratteristiche ambientali e fase di sviluppo dell’individuo. Le differenze tra le classi ontogenetiche sono emerse in maniera particolarmente marcata durante la primavera e l’autunno, suggerendo che questi periodi rappresentino momenti cruciali nella riorganizzazione stagionale della distribuzione delle popolazioni.

I giovanili precoci hanno mostrato una maggiore associazione con acque relativamente calde, produttive e caratterizzate da una forte variabilità ambientale. Si tratta di habitat nei quali i processi oceanografici favoriscono la concentrazione delle risorse trofiche e che probabilmente offrono condizioni vantaggiose per individui ancora in fase di crescita. Al contrario, gli adulti sono risultati maggiormente associati ad ambienti offshore profondi e caratterizzati da una più elevata stabilità termica, evidenziando strategie ecologiche differenti rispetto agli individui più giovani.

Particolarmente interessante è il comportamento dei giovanili tardivi, che non mostrano una specializzazione netta verso uno specifico tipo di habitat. Questa classe ontogenetica occupa frequentemente aree di transizione tra piattaforma continentale e ambiente oceanico, sfruttando contesti ecologici influenzati da fenomeni di mesoscala come fronti e vortici oceanici. Secondo gli autori, questa flessibilità potrebbe riflettere una fase di passaggio nella quale gli individui modificano progressivamente il proprio utilizzo dello spazio prima di raggiungere le caratteristiche tipiche degli adulti.

Le mappe prodotte dai modelli di distribuzione hanno inoltre permesso di individuare alcune regioni che assumono un’importanza ricorrente nel Mediterraneo occidentale. Tra queste spiccano il Bacino Algerino, il Mar Tirreno e il Mare Adriatico, aree che emergono come habitat offshore utilizzati da più stadi vitali nel corso dell’anno. Tuttavia, la loro importanza non è costante: l’estensione delle aree idonee e il loro valore ecologico cambiano sensibilmente in funzione della stagione e della classe ontogenetica considerata.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda proprio il carattere dinamico degli habitat oceanici. Le aree maggiormente frequentate dalle tartarughe non corrispondono necessariamente a regioni geografiche fisse, ma sono strettamente legate all’evoluzione delle condizioni oceanografiche. Questo risultato sottolinea come la distribuzione di Caretta caretta nel Mediterraneo sia regolata da processi ambientali complessi e in continuo cambiamento, che influenzano in maniera differente le varie fasi del ciclo vitale.

Nel loro insieme, i risultati dello studio forniscono una delle descrizioni più dettagliate finora disponibili dell’ecologia spaziale di Caretta caretta negli habitat offshore del Mediterraneo. Integrando per la prima volta, a questa scala geografica, la prospettiva ontogenetica con quella stagionale, il lavoro offre nuove informazioni utili per comprendere il ruolo degli ambienti oceanici nella vita della specie e per orientare future strategie di conservazione verso aree che, pur essendo lontane dalle coste, risultano fondamentali per il mantenimento delle popolazioni mediterranee.

Conclusioni

Questo studio offre una nuova prospettiva sulla vita delle tartarughe marine nel Mediterraneo, mostrando come le esigenze ecologiche della Caretta caretta cambino profondamente durante la crescita e come tali cambiamenti siano strettamente legati alle caratteristiche degli habitat oceanici.

La ricerca evidenzia che il mare aperto non rappresenta semplicemente uno spazio di passaggio tra una spiaggia e l’altra, ma costituisce un insieme di habitat essenziali per alimentazione, sviluppo, sopravvivenza e spostamenti della specie. Bacino Algerino, Mar Tirreno e Mare Adriatico emergono come elementi di una rete ecologica complessa che sostiene le popolazioni mediterranee nelle diverse fasi del loro ciclo vitale.

Le informazioni raccolte forniscono inoltre uno strumento fondamentale per la pianificazione di future misure di gestione e conservazione. Proteggere esclusivamente le spiagge di nidificazione non è sufficiente: la tutela efficace delle tartarughe marine richiede un approccio capace di includere anche gli habitat offshore, spesso invisibili ma indispensabili per la sopravvivenza delle popolazioni.

In un Mediterraneo soggetto a cambiamenti climatici, incremento del traffico marittimo e crescente pressione antropica, conoscere nel dettaglio dove si trovano le tartarughe e come utilizzano il mare nelle diverse stagioni diventa un requisito essenziale per garantire il futuro di una delle specie più emblematiche dell’intero bacino mediterraneo.

Tags: Caretta carettaconservazionemediterraneoricercatartarugatartaruga marinatartarughe

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