Il traffico illegale di tartarughe d’acqua dolce continua a rappresentare una grave minaccia per la biodiversità asiatica. Nei giorni scorsi il Dipartimento Forestale dello stato indiano dell’Odisha ha intercettato un veicolo nei pressi di Padmagiri, nel distretto di Malkangiri, recuperando 311 tartarughe alate indiane (Lissemys punctata) destinate al commercio illegale. Tre persone sono state arrestate con l’accusa di traffico di fauna selvatica, mentre il mezzo utilizzato per il trasporto è stato posto sotto sequestro.
L’operazione è scattata dopo una segnalazione ricevuta dalle autorità forestali, che hanno predisposto un posto di controllo lungo la National Highway 326. All’interno del veicolo gli agenti hanno rinvenuto 288 esemplari ancora vivi e 23 già morti, per un peso complessivo di circa 570 chilogrammi. Le tartarughe sopravvissute sono state immediatamente affidate alle cure dei veterinari prima del successivo rilascio in natura, mentre proseguono le indagini per individuare l’origine degli animali e ricostruire l’intera rete di trafficanti coinvolta.
La Lissemys punctata è una specie diffusa in gran parte del subcontinente indiano, dove popola stagni, paludi, laghi e corsi d’acqua a lento scorrimento. Sebbene sia ancora relativamente comune in alcune aree, subisce una forte pressione dovuta alla cattura illegale, alimentata soprattutto dal commercio di carne, dall’utilizzo nella medicina tradizionale e, in misura minore, dal mercato degli animali da compagnia. Proprio per questo motivo la specie è protetta dalla normativa indiana sulla fauna selvatica e il suo commercio è severamente vietato.
Il sequestro conferma come il distretto di Malkangiri rappresenti uno dei principali punti caldi del traffico di tartarughe nell’India orientale. Solo nel marzo 2026, sempre lungo il confine tra Odisha e Andhra Pradesh, le autorità avevano recuperato 631 tartarughe della stessa specie, mentre poche settimane prima un’altra operazione aveva portato al sequestro di oltre 200 esemplari. Una sequenza di interventi che evidenzia l’esistenza di una rete di traffico ben organizzata e ancora fortemente attiva nella regione.
Il nuovo intervento dimostra l’importanza delle attività di intelligence e dei controlli sul territorio, ma evidenzia anche quanto il commercio illegale continui a rappresentare una delle principali minacce per molte specie di tartarughe d’acqua dolce asiatiche. Ridurre la domanda di questi animali e rafforzare la cooperazione tra le autorità rimane una priorità fondamentale per contrastare un fenomeno che, anno dopo anno, coinvolge migliaia di esemplari.




