Era stata catturata, probabilmente in natura, e venduta a un ristorante. Per quella tartaruga dal guscio molle il destino sembrava essere già deciso: finire in cucina. Un intervento inatteso ha però cambiato la sua storia, riportandola nel fiume. Un episodio che racconta anche una minaccia molto più ampia per le tartarughe d’acqua dolce della Malaysia.
La vicenda è stata raccontata dalla Turtle Conservation Society of Malaysia (TCS), organizzazione non profit che dal 2011 si occupa della conservazione delle tartarughe d’acqua dolce del Paese.
La tartaruga era stata catturata e successivamente venduta a un ristorante di Kemaman, nello Stato di Terengganu. Il proprietario, però, non voleva servirla ai propri clienti: ha acquistato l’animale dal venditore e ha contattato la TCS, chiedendo che fosse presa in carico.
I volontari sono quindi intervenuti per recuperarla e, dopo averla trasferita in sicurezza, l’hanno riportata nel suo ambiente naturale, liberandola nel fiume.
Un singolo animale è così tornato dove avrebbe dovuto essere fin dall’inizio.
Quando la fauna selvatica diventa cibo
Dietro questo episodio apparentemente positivo si nasconde però una questione molto più complessa.
In Malaysia il prelievo e il consumo delle tartarughe d’acqua dolce rappresentano da tempo una delle minacce per diverse specie. Uno studio condotto nel Borneo malese ha documentato come le tartarughe siano tradizionalmente utilizzate soprattutto come alimento e come alcune specie di tartarughe dal guscio molle siano particolarmente ricercate anche dal commercio destinato ai ristoranti.
Il problema non riguarda soltanto gli animali adulti.
In alcune aree della Malaysia, per decenni sono state raccolte e consumate anche le uova delle tartarughe fluviali. La stessa TCS ha costruito parte del proprio lavoro proprio intorno a questo problema, cercando di coinvolgere le comunità locali nella protezione dei siti di nidificazione.
Nel progetto di conservazione del fiume Kemaman, attivo dal 2011, l’organizzazione ha salvato oltre 6.400 uova dalla raccolta per il consumo umano e ha successivamente rilasciato nel fiume quasi 4.000 giovani tartarughe allevate nell’ambito del programma.
Non si tratta quindi di un’attività limitata al recupero occasionale di animali sequestrati o ceduti volontariamente.
La conservazione comincia molto prima del salvataggio
La TCS lavora infatti su più fronti: ricerca, protezione dei siti riproduttivi, incubazione delle uova, allevamento dei piccoli, reintroduzione, educazione ambientale e coinvolgimento delle comunità locali. Il centro di conservazione di Kemaman comprende anche un’incubatoio e strutture per la crescita dei giovani esemplari prima della loro liberazione.
È un approccio particolarmente importante per specie che devono affrontare contemporaneamente raccolta delle uova, cattura degli adulti, distruzione dell’habitat e attività di pesca che possono provocare catture accidentali. La stessa TCS individua proprio nella raccolta e nel consumo delle uova, nella perdita degli habitat e negli attrezzi da pesca indiscriminati alcune delle principali cause del declino delle tartarughe fluviali della Malaysia.
Per questo il caso della tartaruga recuperata dal ristorante non dovrebbe essere interpretato come un modello da replicare, acquistando animali per poi liberarli.
Al contrario.
Se un animale selvatico arriva in un ristorante, significa che la catena del commercio ha già funzionato.
Il vero obiettivo della conservazione è interromperla prima che l’animale venga catturato, venduto e acquistato.
Una tartaruga alla volta
Il messaggio della Turtle Conservation Society è semplice: la conservazione non è fatta soltanto di grandi operazioni, scoperte scientifiche o programmi internazionali.
A volte significa raccogliere uova nel cuore della notte. Altre volte significa incontrare gli studenti nelle scuole, rimuovere attrezzature da pesca abbandonate o sorvegliare un tratto di fiume.
E, occasionalmente, significa rispondere a una telefonata perché una tartaruga che dovrebbe trovarsi in acqua dolce è invece ferma in un ristorante.
In questo caso, quella telefonata ha permesso a un animale di tornare nel fiume.
Ma perché episodi simili diventino sempre più rari, non basta salvare una tartaruga alla volta.
Bisogna fare in modo che sempre meno tartarughe vengano catturate per arrivare, un giorno, sulla tavola di qualcuno.




