Per la prima volta nella storia documentata di Andora (SV), una femmina di Caretta caretta ha scelto la spiaggia ligure per deporre le proprie uova. Una scoperta importante per la Liguria, arrivata però con una sorpresa tutt’altro che positiva: durante la schiusa, alcune delle neonate hanno abbandonato la direzione del mare, spingendosi verso l’interno dell’area balneare.
Il primo avvistamento è avvenuto nella mattinata odierna, quando una persona ha segnalato la presenza di una piccola tartaruga marina sulla spiaggia della Fondazione Sacra Famiglia. Sul posto è intervenuto un agente della Polizia Municipale di Andora, biologo marino e volontario dell’associazione Delfini del Ponente.
Quando gli esperti sono arrivati, la situazione si è rivelata ancora più significativa: poco più lontano sono state individuate altre sei neonate, all’interno del pratino della struttura. Complessivamente erano quindi sette le tartarughine rinvenute emerse dal nido.
Una di loro, rimasta esposta al sole e ormai disidratata, non è riuscita a sopravvivere. Le altre sei sono state recuperate e, dopo le necessarie verifiche, rilasciate in mare dal personale autorizzato.
Il primo nido mai documentato ad Andora
La scoperta assume un’importanza particolare perché si tratta del primo nido di Caretta caretta mai documentato ad Andora.
A occuparsi della gestione dell’evento sono stati i biologi di Delfini del Ponente, autorizzati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e operativi nell’ambito dell’accordo con il Gruppo Ligure Tartarughe (GLIT).
Il problema, però, è che il punto esatto della deposizione non è stato ancora individuato. Le numerose tracce lasciate dalle tartarughine sulla spiaggia e nell’area retrostante rendono infatti difficile ricostruire con certezza il percorso seguito dalle neonate e risalire alla posizione del nido.
Per questo motivo è stato avviato un monitoraggio continuativo, 24 ore su 24, con l’obiettivo di individuare il sito di deposizione e verificare se all’interno della camera possano esserci ancora altre uova o tartarughine pronte a emergere.
Nel frattempo, qualsiasi intervento sulle neonate e sul possibile nido viene effettuato esclusivamente dal personale scientifico autorizzato.
Quando la luce indica la direzione sbagliata
Il ritrovamento delle tartarughine ad Andora mette in evidenza anche una delle difficoltà che accompagnano sempre più spesso la nascita delle Caretta caretta sulle coste antropizzate.
Le neonate, una volta raggiunta la superficie, devono individuare rapidamente la direzione del mare. In condizioni naturali, il contrasto luminoso dell’orizzonte marino rappresenta uno dei principali riferimenti visivi per orientarsi. Sulle spiagge urbanizzate, però, insegne, strutture ricettive, lampioni e fari possono modificare questo scenario.
Ad Andora, le piccole hanno seguito una direzione che le ha portate lontano dalla battigia, fino al punto più alto della spiaggia. Un episodio che ricorda quanto accaduto tre giorni fa a Senigallia, nelle Marche, dove alcune neonate provenienti da un nido hanno seguito l’illuminazione artificiale finendo sul marciapiede e sulla strada, con conseguenze drammatiche.
Sono episodi diversi, ma accomunati da una stessa vulnerabilità: per una tartarughina appena emersa, anche una piccola alterazione del percorso può trasformare pochi metri nella differenza tra raggiungere il mare o allontanarsene.
Per questo la ricerca del nido di Andora non riguarda soltanto la sua localizzazione. Individuare il sito permetterà anche di comprendere quali condizioni abbiano accompagnato questa prima nidificazione e quali interventi possano essere necessari per rendere la spiaggia più sicura in vista di eventuali future deposizioni.
La Liguria si aggiunge alla stagione 2026
Con Andora, la Liguria si aggiunge alle regioni italiane che nel 2026 hanno registrato almeno una nidificazione nota di Caretta caretta.
È un dato particolarmente interessante per una regione nella quale la nidificazione della specie è un fenomeno relativamente recente. Il primo evento documentato risale infatti al 2021, a Finale Ligure. Da allora il numero di nidi è progressivamente aumentato, arrivando a un vero e proprio record nel 2025, con 12 nidi censiti e oltre 700 tartarughine nate.
La presenza di un nuovo nido ad Andora va però letta all’interno di un quadro mediterraneo più complesso. L’espansione della nidificazione verso aree sempre più settentrionali è un fenomeno ormai documentato, ma la stagione 2026 sta mostrando anche una contrazione del numero di nidi in diverse aree del Mediterraneo rispetto agli anni precedenti.
In questo contesto, la comparsa di un nuovo sito riproduttivo ligure assume un significato ancora maggiore. Non significa che il calo mediterraneo sia compensato da questi singoli eventi, ma mostra che la specie continua a utilizzare nuove spiagge e a consolidare la propria presenza anche lungo le coste settentrionali del bacino.
La Liguria, quindi, non è più soltanto una regione in cui la Caretta caretta può occasionalmente nidificare: anno dopo anno, questi eventi stanno costruendo una nuova componente dell’areale riproduttivo della specie.
Una spiaggia da conoscere e proteggere
La scoperta di Andora racconta così due storie contemporaneamente.
Da una parte, quella di una specie che continua a sorprendere, arrivando a deporre le proprie uova anche su una spiaggia dove fino a pochi anni fa un evento simile sarebbe apparso del tutto inatteso.
Dall’altra, quella delle difficoltà che queste nuove aree di nidificazione devono affrontare. Una spiaggia utilizzata dalle tartarughe non è soltanto il luogo in cui vengono deposte le uova: durante la notte della schiusa deve diventare anche un corridoio sicuro verso il mare.
Adesso l’attenzione è tutta rivolta ad Andora. Il nido deve ancora essere trovato, il monitoraggio continuerà senza interruzioni e potrebbero esserci altre neonate da accompagnare verso il mare.
Per la Liguria, una nuova spiaggia è diventata una spiaggia da proteggere.




