Una scia di minuscole impronte sulla sabbia ha trasformato l’alba di ieri 31 agosto in una scoperta eccezionale. A Senigallia (AN), nelle Marche, alcune piccole Caretta caretta hanno lasciato il nido durante la notte e hanno iniziato il loro viaggio verso il mare. Non tutte, però, hanno trovato la strada giusta: attirate dall’illuminazione artificiale, alcune hanno raggiunto il lungomare e sono state trovate morte, investite dalle auto.
È una storia fatta contemporaneamente di una buona notizia e di un problema che non può essere ignorato. Perché quella di Senigallia è infatti la terza nidificazione documentata nella recente storia delle Marche, ma è anche l’ennesima dimostrazione di quanto una costa fortemente urbanizzata possa trasformare i pochi metri tra il nido e il mare in una prova tutt’altro che semplice.
Dalla sabbia al lungomare
La scoperta è avvenuta alle prime luci del 31 agosto, quando il personale di uno stabilimento balneare ha notato sulla sabbia una serie di piccole impronte.
Il sospetto è diventato rapidamente certezza: erano le tracce lasciate da tartarughine marine appena emerse.
Il bagnino ha immediatamente allertato la Capitaneria di Porto, facendo scattare le procedure previste per mettere in sicurezza l’area. Tre piccole Caretta caretta sono state rintracciate tra la spiaggia e un campeggio vicino e, dopo essere state recuperate, hanno potuto essere affidate agli esperti e successivamente liberate in mare.
Ma altre non sono riuscite a raggiungere l’acqua.
Secondo quanto riferito nel servizio del TGR Marche, diverse tartarughine sono state trovate morte sul marciapiede e sulla strada, dopo essersi allontanate dalla spiaggia. La spiegazione più probabile è il disorientamento provocato dalle luci artificiali: invece di seguire il naturale gradiente luminoso dell’orizzonte marino, le neonate si sarebbero dirette verso le fonti luminose presenti lungo la costa, raggiungendo campeggi, strada e aree urbanizzate.
È un dettaglio che gran parte delle prime notizie sulla nidificazione non aveva riportato, ma che cambia profondamente la lettura dell’evento.
Per una tartarughina appena uscita dal nido, raggiungere il mare non è un passaggio automatico.
Quando la luce indica la direzione sbagliata
Le neonate di Caretta caretta utilizzano diversi stimoli visivi per orientarsi verso il mare. In condizioni naturali, la luminosità dell’orizzonte marino e la riflessione della luce sulla superficie dell’acqua contribuiscono a guidarle nella direzione corretta.
Su una spiaggia urbanizzata, però, il paesaggio notturno è completamente diverso.
Lampioni, insegne, strutture ricettive, abitazioni, stabilimenti e fari delle automobili possono diventare più visibili e attrattivi dell’orizzonte sul mare. Una tartarughina può quindi compiere esattamente ciò per cui il suo sistema di orientamento si è evoluto, ma in un ambiente nel quale la direzione apparentemente più luminosa non coincide più con quella del mare.
Il risultato può essere drammatico: invece di percorrere pochi metri verso l’acqua, le neonate possono allontanarsi dalla spiaggia, finendo sulle strade o in aree dove rischiano di essere investite, disidratarsi o diventare preda di altri animali.
Il fenomeno non è nuovo sulle coste italiane. In passato, episodi analoghi hanno mostrato come l’illuminazione artificiale possa trasformare una normale emersione in una situazione di emergenza.
Ed è proprio per questo che il caso di Senigallia non dovrebbe essere considerato soltanto una curiosità naturalistica.
Il terzo nido nella storia recente delle Marche
La nidificazione di Senigallia arriva dopo due precedenti che avevamo già documentato.
Il primo risale al 30 luglio 2019, quando una Caretta caretta depose le proprie uova sulla spiaggia di Baia Flaminia, a Pesaro. All’epoca si trattava dell’unico nido conosciuto nella recente storia della regione. Il nido conteneva 69 uova: 19 risultarono non feconde e, dopo una violenta mareggiata che allagò completamente il sito al 66° giorno di incubazione, 38 piccoli furono recuperati e liberati in mare.
Cinque anni dopo, nel giugno 2024, una seconda deposizione fu scoperta a Cupra Marittima. La tartaruga aveva scelto un tratto di spiaggia a soli dieci metri dalla battigia e il nido venne individuato diversi giorni dopo la deposizione. Quando, un mese più tardi, gli esperti aprirono la camera d’incubazione, tutte le 67 uova risultarono non vitali. L’elevata umidità dovuta alla vicinanza del mare aveva probabilmente contribuito al fallimento dell’incubazione.
A Senigallia, invece, per la prima volta nelle Marche la storia prosegue almeno fino alla nascita dei piccoli senza aiuti.
E questo rende il nuovo episodio particolarmente significativo.
Un’area importante per le tartarughe, anche senza nidi
La presenza di una femmina nidificante a Senigallia potrebbe sembrare sorprendente, ma l’Alto Adriatico non è affatto un ambiente estraneo alle Caretta caretta.
È, al contrario, una delle aree di alimentazione più importanti del Mediterraneo per la specie.
La Fondazione Cetacea stima che nell’intero Adriatico siano presenti circa 45.000 tartarughe marine, in gran parte concentrate nella porzione settentrionale del bacino, dove trovano elevate disponibilità di alimento. La stima deriva da attività di monitoraggio condotte nell’ambito di progetti europei ed è quindi coerente con questo quadro.
L’Alto Adriatico è dunque già un habitat importante per la specie durante la fase marina. La novità è che sempre più frequentemente vengono osservati anche tentativi di nidificazione a latitudini settentrionali.
Un’espansione verso nord che il clima può favorire
La comparsa di nuovi nidi lungo le coste settentrionali italiane non è considerata casuale.
Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha evidenziato come la Caretta caretta abbia iniziato a nidificare stabilmente oltre il precedente limite settentrionale del proprio areale mediterraneo e ha collegato questa espansione al riscaldamento delle temperature superficiali del mare, che amplia la finestra termica favorevole alla riproduzione. Gli autori sottolineano però anche un’importante controindicazione: le condizioni invernali più fredde possono continuare a rappresentare un limite per la sopravvivenza dei giovani nelle nuove aree.
Ricerche più recenti hanno confermato che l’espansione dell’areale riproduttivo verso nord-ovest del Mediterraneo è compatibile con i cambiamenti climatici, ma che temperatura, caratteristiche degli habitat e pressione antropica interagiscono tra loro e non permettono di attribuire ogni singola nidificazione al solo riscaldamento globale.
Ed è proprio qui che Senigallia diventa interessante.
La specie può trovare condizioni sempre più favorevoli per raggiungere e utilizzare nuove spiagge, ma quelle stesse spiagge sono spesso tra gli ambienti costieri più antropizzati del Mediterraneo.
Una spiaggia adatta non è necessariamente una spiaggia sicura
Il nido di Senigallia si trovava in una posizione che racconta perfettamente questa contraddizione: tra un ombrellone e un lettino, all’interno di uno stabilimento balneare. Dopo la scoperta, una porzione ampia dell’arenile è stata transennata e affidata al monitoraggio di Carabinieri Forestali-CITES, Fondazione Cetacea e Comune.
La tartaruga aveva trovato un tratto di costa nel quale deporre. Ma la costa che ha trovato non è quella di qualche decennio fa. È una spiaggia frequentata, illuminata, attraversata da persone e vicina a campeggi e strade. Un ambiente nel quale il problema non termina con la deposizione delle uova.
Prima c’è il rischio che il nido venga calpestato o danneggiato. Poi quello che le neonate non riescano a orientarsi. E, infine, quello che il loro percorso verso il mare incontri una strada.
Le tartarughine morte a Senigallia rappresentano proprio quest’ultimo passaggio.
La parte più importante della storia è ancora da scrivere
Il nido continua a essere monitorato dagli esperti e nelle prossime notti potrebbero emergere altri piccoli. Per questo è fondamentale che l’area rimanga libera da interferenze e che eventuali nuove tartarughine vengano lasciate proseguire secondo le indicazioni degli operatori.
Il Comune e la Fondazione Cetacea ricordano inoltre che, davanti a una tartaruga marina, non bisogna avvicinarsi, toccarla, illuminarla con flash o cercare di riportarla in acqua. In caso di ritrovamento di un nido o di piccoli appena nati è necessario contattare la Capitaneria di Porto al 1530 oppure, per questa area, la Fondazione Cetacea al 334 568 8320.
I tre piccoli recuperati a Senigallia hanno già raggiunto il mare.
Per loro il viaggio è appena cominciato.
Ma la storia del terzo nido delle Marche ci lascia anche una domanda più grande: se le Caretta caretta stanno trovando nuove spiagge dove riprodursi, saremo capaci di rendere quelle spiagge abbastanza sicure da permettere ai loro piccoli di raggiungere il mare?
Perché una nidificazione non si misura soltanto dal numero di uova deposte.
Si misura anche da quante piccole tartarughe riescono davvero a vedere il mare.




