La sequenza di nidificazioni eccezionali registrata in California si arricchisce di un nuovo episodio. Il 1° novembre una tartaruga olivacea (Lepidochelys olivacea) ha deposto le proprie uova sulla spiaggia di San Buenaventura State Beach, a Ventura, circa 100 chilometri a nord dei precedenti siti di Seal Beach e Huntington Beach. Si tratta del terzo nido naturale documentato sulla costa occidentale degli Stati Uniti e, soprattutto, del nuovo limite settentrionale conosciuto per la nidificazione della specie: prima di questi ritrovamenti, il sito più a nord si trovava nella penisola messicana della Bassa California del Sud, circa 700 miglia a sud della contea di Orange. Il nido, individuato da una passante, Julie Scorsatto Weyers, e successivamente segnalato alle autorità, si trova sulla fascia di sabbia compresa tra la battigia e il lungomare ed è stato delimitato per proteggerlo dal disturbo umano.
A differenza dei primi due nidi, le cui uova furono trasferite all’Aquarium of the Pacific di Long Beach per il rischio di essere sommerse dalle alte maree, per quello di Ventura non è previsto, al momento, alcun trasferimento. La strategia scelta dalle autorità federali e dai partner coinvolti è quella di lasciare le uova nel luogo di deposizione, proteggendo e monitorando l’area durante l’incubazione. Una decisione coerente con il principio di limitare gli interventi quando non sono strettamente necessari. «L’ U.S. Fish and Wildlife Service predilige generalmente misure di conservazione il meno invasive possibile», ha dichiarato l’agenzia, spiegando che il sito sarà sorvegliato per tutta la finestra di incubazione, stimata in 45–60 giorni. Ai frequentatori della spiaggia è stato chiesto di mantenere una distanza rispettosa e di non avvicinarsi alla zona delimitata. Intanto, le oltre 200 uova dei primi due nidi, trasferite in incubazione controllata, si avvicinano alla fine del loro periodo di sviluppo e potrebbero schiudersi a breve.
La comparsa dei tre nidi in poche settimane coincide con condizioni oceanografiche particolari: un’intensa ondata di calore marino e un forte episodio di El Niño hanno innalzato le temperature superficiali del Pacifico meridionale californiano, avvicinandole a quelle tipiche delle aree riproduttive della specie. Le temperature più elevate potrebbero aver contribuito a rendere questi tratti di costa temporaneamente più favorevoli, ma non è ancora possibile attribuire loro un ruolo causale certo. La stessa NOAA, dopo i primi due ritrovamenti, aveva sottolineato che le ragioni di queste deposizioni così settentrionali restano in parte sconosciute, indicando tra le possibili spiegazioni anche le caratteristiche nomadi e migratorie dell’olivacea. La specie nidifica abitualmente nelle regioni tropicali e subtropicali, con importanti siti riproduttivi in Messico, Nicaragua, Costa Rica e Panama; le femmine possono deporre generalmente due o tre nidi nella stessa stagione, a intervalli di circa due settimane. Tre eventi californiani rappresentano quindi un fenomeno di grande interesse scientifico, ma non sono ancora sufficienti per parlare di una nuova area riproduttiva stabile: saranno il monitoraggio dei nidi, l’eventuale successo delle schiuse e le osservazioni delle prossime stagioni a chiarire se si tratti di una risposta occasionale a condizioni ambientali anomale o del segnale di un cambiamento più duraturo nella distribuzione riproduttiva della specie.
Credit foto in evidenza: Julie Scorsatto Weyers




