Negli ultimi giorni, 798 tartarughe mediterranee (Testudo hermanni) sono state liberate nel Parco Naturale dels Ports e altre 161 nel Parco Naturale della Serra de Montsant, in Catalogna. L’intervento, realizzato nell’ambito dei programmi di reintroduzione della Generalitat, porta a oltre 12.600 il numero degli esemplari rilasciati nei due territori dall’avvio dei rispettivi progetti. La specie, unica tartaruga terrestre autoctona della Catalogna, è classificata in pericolo di estinzione a livello regionale: secoli di raccolte, catture e trasformazioni degli habitat hanno ridotto drasticamente la sua distribuzione naturale, fino a lasciare nell’area dell’Albera l’ultima popolazione autoctona della regione. Le reintroduzioni mirano quindi a ricostituire nuclei in ambienti idonei e a favorire la formazione di popolazioni capaci di mantenersi nel tempo.
Il dato più significativo non riguarda soltanto il numero di animali liberati, ma ciò che accade dopo il rilascio. Nei Ports, dove il programma è iniziato nel 2021, la popolazione viene studiata attraverso protocolli di cattura-ricattura, con il supporto di cani addestrati alla ricerca delle tartarughe, e mediante individui monitorati con trasmettitori GPS. Ogni esemplare rilasciato viene identificato individualmente attraverso tacche sulle placche marginali del carapace, così da poterlo riconoscere durante i controlli successivi. Questi strumenti hanno permesso di verificare che una parte degli animali sopravvive, si adatta alle condizioni ambientali e si riproduce: passaggi essenziali per valutare se le reintroduzioni stiano contribuendo alla costituzione di popolazioni vitali, e non soltanto aumentando temporaneamente il numero di individui presenti. A Montsant, dove il progetto è attivo dal 2005, sono stati reintrodotti finora 8.302 esemplari; nei Ports, dal 2021, il totale è di 4.319.
Le tartarughe provengono principalmente dal Centro de Recuperació d’Amfibis i Rèptils de Catalunya (CRARC), dal Centro di Riproduzione delle Tartarughe dell’Albera e dalla Stazione biologica di Canal Vell. Una parte arriva anche da animali affidati ai centri da privati: la commercializzazione della specie come animale da compagnia, praticata fino agli anni Ottanta, e la sua longevità — che può raggiungere circa 70–80 anni — spiegano perché ancora oggi vengano recuperati esemplari detenuti illegalmente. Il loro reinserimento in natura richiede valutazioni e gestione da parte delle strutture competenti, ma rappresenta anche un’occasione per ricordare che una tartaruga mediterranea non è un animale domestico. Il successo di questi progetti dipende, infatti, dall’integrazione tra disponibilità di esemplari, scelta di habitat adeguati, sorveglianza scientifica nel lungo periodo e protezione degli ambienti in cui le nuove popolazioni dovranno stabilirsi.




