Per decenni, le capre introdotte dall’uomo hanno trasformato parte di uno degli ecosistemi più straordinari delle Galápagos. Sul vulcano Alcedo, migliaia di grandi erbivori invasivi consumavano la vegetazione e alteravano l’habitat della testuggine gigante Chelonoidis vandenburghi. Dopo la loro eradicazione, gli scienziati hanno osservato un cambiamento sorprendente: più giovani testuggini e individui in crescita più rapida.
Sull’isola Isabela, la più grande dell’arcipelago, il vulcano Alcedo ospita una delle più importanti popolazioni di testuggini giganti delle Galápagos. Per anni, però, questo ambiente è stato sottoposto a una pressione crescente provocata da un animale che non avrebbe mai dovuto trovarsi sull’isola.
Le capre furono introdotte alle Galápagos dall’uomo a partire dall’Ottocento. Estremamente adattabili e prolifiche, trovarono condizioni favorevoli e colonizzarono progressivamente diverse isole dell’arcipelago.
Ad Alcedo, la loro popolazione aumentò rapidamente fino a raggiungere decine di migliaia di individui. Brucando senza sosta, consumavano arbusti, giovani piante e altre specie vegetali native, impoverendo progressivamente il territorio e sottraendo risorse alimentari alle testuggini.
Un progetto da oltre 140.000 animali rimossi
Alla fine degli anni Novanta, per fermare il degrado di alcune delle principali isole dell’arcipelago, prese forma il Project Isabela, uno dei più vasti interventi di ripristino ecologico mai realizzati su un’isola.
L’obiettivo era eliminare grandi mammiferi introdotti da Pinta, Santiago e dal nord di Isabela. Il programma coinvolse soprattutto le capre, ma anche asini e, sull’isola di Santiago, maiali.
L’operazione richiese tecnologie e strategie insolite. Elicotteri, sistemi GIS e radiotelemetria vennero utilizzati per localizzare gli animali nelle aree più difficili da raggiungere. Per individuare gli ultimi individui rimasti furono impiegate anche le cosiddette “Judas goats”: capre sterilizzate e dotate di radiocollare, lasciate libere affinché la loro naturale tendenza a cercare altri conspecifici conducesse i ranger verso i gruppi ancora presenti.
Il progetto si concluse nel 2006. Complessivamente furono rimossi oltre 140.000 animali, ma il dato comprende tutte le aree interessate dall’intervento. Sul solo vulcano Alcedo, la campagna di eradicazione portò alla rimozione di 62.868 capre.
Restava però una domanda decisiva: eliminare le capre sarebbe bastato a far ripartire l’ecosistema?
La risposta è arrivata dalle giovani testuggini
Uno studio pubblicato su Restoration Ecology ha seguito la popolazione di testuggini giganti di Alcedo durante le diverse fasi dell’eradicazione.
I ricercatori non si limitarono a osservare ciò che accadeva sul vulcano. Per comprendere se i cambiamenti fossero realmente collegati alla rimozione degli erbivori invasivi, confrontarono i dati con una popolazione di controllo sull’isola di Santa Cruz, dove nello stesso periodo non vennero effettuati interventi analoghi.
Il risultato fu particolarmente significativo.
Con il procedere dell’eradicazione aumentò la proporzione di giovani testuggini osservate ad Alcedo e crebbero anche i tassi di accrescimento degli individui monitorati. Nella popolazione di controllo, invece, questi parametri rimasero sostanzialmente invariati.
Durante lo stesso periodo si verificò anche un raro evento climatico che incrementò temporaneamente la disponibilità di cibo. Il confronto con Santa Cruz permise però agli scienziati di distinguere questo effetto da quello dell’eradicazione: la rimozione delle capre e degli asini risultò il principale fattore associato al miglioramento della popolazione di Alcedo.
Un ecosistema che ricomincia a respirare
Le testuggini non furono le uniche a rispondere.
Dopo la scomparsa degli erbivori invasivi, molte specie vegetali iniziarono lentamente a recuperare spazio. Piccoli alberi tornarono a crescere dai ceppi rimasti, aumentarono arbusti e piante native e alcune specie, ormai confinate nelle zone meno accessibili, tornarono a comparire anche in altre aree del vulcano.
Tra i segnali più sorprendenti c’è stata la ricomparsa della felce arborea Cyathea weatherbyana, che si riteneva scomparsa da Alcedo e della quale sono stati nuovamente individuati alcuni esemplari durante i monitoraggi successivi.
Il recupero della vegetazione ha significato anche un ambiente nuovamente in grado di offrire alle testuggini maggiori risorse e condizioni più favorevoli alla loro crescita.
Oggi una delle popolazioni più sane dell’arcipelago
Gli effetti di questo cambiamento sono emersi con ancora maggiore chiarezza negli anni successivi.
Nel 2021, un grande monitoraggio sul vulcano Alcedo ha permesso di individuare e marcare 4.723 testuggini giganti, comprese 1.184 giovani. Le analisi hanno portato a stimare una popolazione complessiva compresa tra 12.000 e 15.000 individui, oggi considerata una delle più sane delle Galápagos.
Il dato più importante non è soltanto il numero complessivo. La presenza di una consistente componente giovanile suggerisce infatti che la popolazione non stia semplicemente sopravvivendo grazie agli adulti longevi, ma che il ricambio generazionale sia tornato a funzionare in modo efficace.
Una lezione che continua ancora oggi
Il caso di Alcedo non è rimasto una storia isolata. Ancora oggi, nel 2026, le Galápagos continuano a investire nel recupero delle testuggini giganti e degli ecosistemi da cui dipendono.
A febbraio, 158 giovani testuggini appartenenti al lignaggio originario di Floreana sono state liberate sull’isola dopo oltre 180 anni di assenza delle sue testuggini autoctone. L’intervento fa parte di un più ampio progetto di ripristino ecologico che punta non soltanto a conservare singoli animali, ma a ricostruire le relazioni ecologiche perdute nel tempo.
Le storie di Floreana e Alcedo sono diverse, ma raccontano lo stesso principio. Le testuggini giganti non sono semplici abitanti delle Galápagos: modificano la vegetazione, disperdono semi e contribuiscono a plasmare gli ecosistemi in cui vivono.
Per questo conservare una specie non significa soltanto aumentarne il numero. Significa recuperare gli habitat, rimuovere le minacce introdotte dall’uomo e, quando possibile, restituire agli animali il ruolo che hanno avuto per migliaia di anni.
Ad Alcedo, tutto è cominciato eliminando una pressione che non avrebbe mai dovuto esistere. E lasciando finalmente alle testuggini il tempo e lo spazio per tornare a fare ciò che fanno da migliaia di anni.




