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Tredici anni di attesa per proteggere due tartarughe: nuova causa contro il Fish and Wildlife Service

Arturo Inturri by Arturo Inturri
14 Settembre 2026
in News, News dal mondo
Tredici anni di attesa per proteggere due tartarughe: nuova causa contro il Fish and Wildlife Service
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Actinemys marmorata e Actinemys pallida sono ancora in attesa della protezione federale che il governo statunitense aveva ritenuto necessaria già nel 2023. Tre associazioni ambientaliste hanno ora portato nuovamente la questione davanti a un tribunale, accusando il U.S. Fish and Wildlife Service di aver lasciato scadere il termine previsto senza adottare la decisione definitiva.

La causa è stata depositata il 9 settembre 2026 presso la U.S. District Court for the District of Oregon dal Center for Biological Diversity, Friends of the Columbia Gorge e Klamath-Siskiyou Wildlands Center. Le organizzazioni chiedono al giudice di riconoscere la violazione dell’Endangered Species Act e di ordinare all’agenzia di pubblicare finalmente le regole definitive per la protezione delle due specie. Il procedimento è stato registrato come Center for Biological Diversity et al. v. U.S. Fish and Wildlife Service et al., n. 3:2026cv01866.

Da una specie a due

Per comprendere la vicenda bisogna tornare indietro nel tempo. Nel 2012, il Center for Biological Diversity aveva presentato una petizione affinché il cosiddetto western pond turtle fosse protetto dall’Endangered Species Act, sostenendo che il declino delle popolazioni lo stesse avvicinando al rischio di estinzione. Dopo anni senza una decisione definitiva, nel 2020 l’organizzazione aveva già fatto ricorso contro il Fish and Wildlife Service, ottenendo un accordo che impegnava l’agenzia a pronunciarsi entro il 2023. Nel frattempo, gli studi genetici e tassonomici avevano portato a riconoscere due entità distinte: la northwestern pond turtle (Actinemys marmorata), presente in Washington, Oregon, Nevada e nella California settentrionale e centrale, e la southwestern pond turtle (Actinemys pallida), distribuita nella California centrale e meridionale e nella Baja California, in Messico. La separazione tassonomica è oggi utilizzata dalle principali banche dati e dalle autorità statunitensi, anche se la distinzione rimane oggetto di discussione in parte della letteratura scientifica.

La svolta sembrava essere arrivata il 3 ottobre 2023, quando il Fish and Wildlife Service pubblicò la proposta di inserire entrambe le specie tra quelle threatened ai sensi dell’ESA, accompagnando la proposta con una specifica 4(d) rule, pensata per consentire alcune attività di gestione considerate favorevoli alla conservazione. L’analisi dell’agenzia aveva concluso che le due tartarughe avrebbero probabilmente mantenuto popolazioni vitali nel breve periodo, ma che il rischio di estinzione sarebbe aumentato nei decenni successivi a causa della perdita di popolazioni, della riduzione della diversità genetica e della minore capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali.

Habitat perduti, siccità e predatori

Il problema non è legato a una singola minaccia. Le due tartarughe utilizzano fiumi, torrenti, laghi e zone umide, ma trascorrono parte del loro ciclo vitale anche sulla terraferma: le femmine possono infatti deporre le uova negli ambienti terrestri adiacenti ai corsi d’acqua, rendendo indispensabile la conservazione di un mosaico di habitat acquatici e terrestri. La perdita e frammentazione degli habitat, lo sviluppo del territorio, la modifica dei corsi d’acqua e la riduzione della disponibilità idrica rappresentano quindi pressioni importanti. A queste si aggiungono la siccità, sempre più rilevante nel contesto del cambiamento climatico, e la predazione di uova e giovani da parte di specie introdotte, tra cui la rana toro (Lithobates catesbeianus) e il persico trota (Micropterus salmoides).

Gli studi più recenti confermano che non si tratta soltanto di una preoccupazione teorica. Una ricerca pubblicata nel 2024, basata su modelli di dinamica di popolazione, ha evidenziato un aumento del rischio di estinzione per entrambe le specie sotto scenari caratterizzati dalla combinazione di siccità, specie invasive e perdita di habitat, con la siccità indicata come particolare preoccupazione per la Actinemys pallida. Nel 2025, inoltre, indagini condotte in Baja California hanno documentato la sua presenza in 27 siti distribuiti in 10 bacini idrografici, ma hanno individuato come minacce persistenti il degrado degli habitat, le specie acquatiche invasive e il prelievo di acqua.

Una protezione ancora sulla carta

Il problema denunciato dalle associazioni riguarda quindi proprio il passaggio dalla proposta alla protezione effettiva. Il Fish and Wildlife Service aveva inizialmente previsto una decisione definitiva per il 2024, ma il termine è trascorso senza che venisse pubblicata la “final rule”. Nel frattempo, anche i documenti programmatici dell’amministrazione hanno continuato a riportare la misura come un’azione da completare, mentre le due specie risultano ancora indicate come proposed threatened, non come specie già formalmente protette dall’ESA.

Per i tre gruppi ambientalisti, è proprio questo ritardo ad aver reso necessario un nuovo ricorso. Nella causa chiedono che sia il tribunale a imporre all’agenzia una scadenza precisa per concludere il procedimento. Il Fish and Wildlife Service, attraverso il Department of the Interior, ha invece dichiarato che difenderà la propria autorità nell’applicazione dell’Endangered Species Act, sostenendo che le agenzie debbano applicare la legge secondo il mandato ricevuto dal Congresso.

La vicenda giudiziaria potrebbe quindi diventare l’ennesimo passaggio di una storia iniziata nel 2012. Nel frattempo, però, le tartarughe continuano a vivere in habitat sempre più frammentati. La Actinemys marmorata, ad esempio, ha beneficiato di importanti programmi di conservazione nello Stato di Washington: secondo il Washington Department of Fish and Wildlife, negli anni Novanta nella Columbia River Gorge erano rimaste appena due popolazioni, con meno di 200 individui complessivi; oggi le popolazioni sono sei, per circa 800 tartarughe, grazie anche a reintroduzioni e gestione dell’habitat.

Ed è forse questo il punto centrale della vicenda: la protezione legale non sostituisce la conservazione sul campo, ma può darle una base molto più solida. Per due tartarughe che dipendono contemporaneamente da zone umide, corsi d’acqua e habitat terrestri, proteggere la specie significa infatti proteggere l’intero paesaggio che la circonda. E dopo oltre un decennio di petizioni, ricorsi e proposte rimaste senza una decisione definitiva, le organizzazioni chiedono ora che quel passo venga finalmente compiuto.


Credit foto in evidenza: Jon Cox CC BY-NC 2.0

Tags: Actinemys marmorataActinemys pallidaoregonspecie a rischiotartarugatartaruga acquaticatartarugheusa

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